Sapere Scienza

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In principio fu Facebook. Poi arrivarono Twitter, Instagram e tanti altri social network. Reti sociali: dovevano aiutare persone lontane a rimanere in contatto, a scambiarsi informazioni utili ma, con il passare del tempo, questi strumenti sono cresciuti, si sono trasformati tanto da renderci vittime di comportamenti sbagliati, frutto di questo nostro nuovo modo di vivere attraverso schermo e tastiera. I social media come condizionano la nostra vita? Molti stanno puntando il dito contro queste nuove tecnologie ma cosa dicono i dati?

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo assistito a differenti casi di cronaca che hanno messo in luce inquietudini, pericoli e minacce nell’uso dei social network e di altri servizi digitali, risvegliandoci da un forse eccessivo torpore che ha contraddistinto in questi ultimi anni la diffusione di queste tecnologie nel contesto sociale.

Spesso ci si divide in schieramenti quando si parla delle nuove tecnologie di cui ci circondiamo, così invasive e onnipresenti, e di discuterne l'utilità o, al contrario, l'influenza negativa che potrebbero esercitare sulle nostre capacità cognitive. Esistono prove che dimostrano che l'uso di smartphone, tablet, PC, il continuo passare da un social e l'altro, l'ipnotico perdersi nell'ultimo videogioco, ci stia realmente cambiando?

Cosa fa un Time Traveler, un viaggiatore nel tempo, appena arriva a destinazione nel passato? Twitta alcune profetiche previsioni. È questa l’ipotesi di Robert J. Nemiroff e Teresa Wilson, due fisici americani che sono andati a caccia delle tracce lasciate in social network come Facebook, Google+ e Twitter dai “crononauti”. Risultato: nessun risultato. “Ma questo non esclude la possibilità di viaggi nel passato” si affrettano a precisare i due.

Nell'era di internet una notizia o una informazione possono diffondersi per tutto il pianeta a una velocità elevatissima. Ma questa velocità non è uguale per tutte le informazioni: alcune di queste ci colpiscono particolarmente e le diffondiamo ulteriormente, di fatto aumentando la loro possibilità di investire un maggior numero di persone. Questo meccanismo da origine ai cosiddetti memi.

I social network non sono una novità assoluta nella storia dell'uomo. O, perlomeno, non lo è l'idea di rete sociale basata sulla comunicazione e sullo scambio culturale. È quello che ci racconta uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences: proprio come noi abbiamo i nostri "amici" su piattaforme come Facebook, le società del Nord America risalenti a un periodo compreso tra 1200 e 350 anni fa potevano contare su proprie reti di condivisione di informazioni. Tendenze artistiche e tecnologie che è stato possibile analizzare attraverso frammenti di ceramica.

La nostra vita virtuale, il nostro interagire attraverso i social media e, soprattutto, l'informazione da essi filtrata è oggetto di studio da un bel po'. Esistono processi tecnologici e fenomeni sociali che contribuiscono alla pericolosa diffusione di bufale, fake news, e alcune fette di popolazione potrebbero esserne soggette più di altre. Un articolo pubblicato su Scientific American ha spiegato come gli anziani possano essere, in modo particolare, vittime delle cosiddette filter bubble. Cosa sono e come sono legate alla circolazione di notizie false?

clark

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