Sapere Scienza

Sapere Scienza

La comprensione del funzionamento delle reti sociali è un obiettivo che investe più ambiti del sapere, dalla psicologia all'etologia, passando per le scienze politiche e il marketing. Attualmente si conosce molto di come la "saggezza della popolo" forgi il comportamento di gruppi numerosi di persone mentre si sa meno delle dinamiche di insiemi di persone più contenuti - come i gruppi di amici - e delle loro modalità di interazione al fine di prendere decisioni, in particolare modo quando si tratta di designare un leader. I ricercatori della NYU Tandon School of Engineering sono riusciti a esaminare le logiche dietro la formazione spontanea, nel tempo, di una leadership in gruppi di poche persone e hanno pubblicato i loro risultati su The Royal Society Interface.

Cosa porta i membri di un gruppo a separarsi definitivamente? Molti sono gli studi a riguardo che hanno interessato gli uomini. Ma per i primati valgono le stesse dinamiche? Uno dei pochi casi conosciuti di scisma permanente di un gruppo di scimpanzé è stato osservato e documentato dalla famosa primatologa Jane Goodall. I suoi appunti, digitalizzati e studiati, sono stati la base per testare l’ipotesi per cui il gruppo iniziale fosse una comunità singola e coesa che, a un certo punto, aveva sperimentato la separazione. L’obiettivo degli scienziati è quindi stato capire le ragioni, i possibili catalizzatori della situazione venutasi a creare.

I social network non sono una novità assoluta nella storia dell'uomo. O, perlomeno, non lo è l'idea di rete sociale basata sulla comunicazione e sullo scambio culturale. È quello che ci racconta uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences: proprio come noi abbiamo i nostri "amici" su piattaforme come Facebook, le società del Nord America risalenti a un periodo compreso tra 1200 e 350 anni fa potevano contare su proprie reti di condivisione di informazioni. Tendenze artistiche e tecnologie che è stato possibile analizzare attraverso frammenti di ceramica.

Quando si parla di eroi siamo soliti pensare a singoli uomini coraggiosi, altruisti, forti, in grado di risolvere situazioni complesse o salvare delle vite unicamente grazie alle proprie straordinarie capacità. Definiamo questa tipologia di persone disegnandone un ipotetico profilo psicologico. Una recente ricerca della Ohio State University ci suggerisce, però, che possono esistere altre forme di eroismo e lo fa analizzando uno degli eventi storici più drammatici del XX secolo: il genocidio del Ruanda.

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