Sapere Scienza

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Il sonno è un’attività fondamentale nella vita degli esseri viventi perché permette il recupero delle energie psicofisiche, il riposo e, tra le altre cose, lo scarico dello stress. Fino a oggi, però, gli studiosi non hanno ancora compreso a pieno i meccanismi e benefici del sonno e hanno dato per scontato che la presenza di un sistema nervoso centralizzato fosse un prerequisito per dormire. In altre parole, gli organismi “primitivi” dal punto di vista dell’organizzazione nervosa non avrebbero bisogno di dormire. Pertanto le ricerche sul sonno si sono sempre concentrate su animali relativamente evoluti e i cicli di sonno-veglia sono stati dimostrati nei vertebrati, negli insetti e persino nei nematodi (i “vermi cilindrici”).

Spesso quando abbiamo un ospite ci preoccupiamo che abbia dormito bene nella nuova stanza e quando dormiamo in un contesto diverso dal solito abbiamo il sonno disturbato nella prima notte. Questo fenomeno è talmente diffuso che i neurobiologi lo hanno definito “effetto prima notte” e nei laboratori del sonno si programma una notte di adattamento i cui dati vengono esclusi dalle analisi. Uno studio recente di ricercatori della Brown University di Providence negli Stati Uniti ha iniziato a rivelare le basi di questo effetto proprio sfruttando i dati della prima notte di sonno in laboratorio, invece di scartarli.

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