Sapere Scienza

Sapere Scienza

Tutto quello che ci circonda è chimica, e lo siamo anche noi. Conoscerla, e quindi conoscerci, consente di salvaguardarci. La sintesi organica è sempre alla ricerca di vie inesplorate per costruire nuove molecole, molte delle quali trovano ampia applicazione nelle scienze della vita e nella farmacologia. Ma a volte i comuni palloni di reazione, dove avvengono le sintesi organiche, non sono il luogo più adatto per dar vita a nuove molecole.

Quante volte abbiamo spezzato degli spaghetti per prepararci un buon piatto di pasta? Avete mai notato che non si riesce mai a dividerli in due pezzi? Sembra una questione curiosa, un gioco divertente da provare con gli amici, ma la "sfida dello spaghetto" ha interessato i fisici per decenni e la sua risoluzione, oltre a non essere banale, ha dei risvolti tecnologici interessanti.

Gli antropologi dello Smithsonian’s National Museum of Natural History, in collaborazione con studiosi provenienti da tutto il mondo, hanno scoperto che i primi uomini che hanno occupato l’Africa orientale a partire da circa 320.000 anni fa iniziarono ad avviare commerci con altri gruppi, a usare pigmenti e a costruire strumenti più sofisticati rispetto a quelli della prima Età della pietra. Questi comportamenti, che si pensava si fossero sviluppati più tardi nell’evoluzione dell’Homo sapiens, vengono, quindi, retrodatati da questi ultimi lavori.

In occasione del trentennale di Fondazione Golinelli, il fisico teorico del CERN di Ginevra, Alvaro De Rujula, e il fisico Sergio Bertolucci saranno i protagonisti della conferenza "Tra arte e scienza: la narrazione del Cosmo" che avrà luogo il 25 e il 26 giugno 2018 presso il Centro Arti e Scienze Golinelli, in via Paolo Nanni Costa n° 14, a Bologna.

 

Lo studio dell'Universo con lo sviluppo dell'astrofisica da un parte e le scoperte della ricerca nel campo della fisica delle particelle dall'altra hanno negli anni più recenti attivato un ricongiungimento tra i paradigmi dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, offrendo oggi delle piste di ricerca convergenti, dirigendoci verso una piattaforma di sintesi per una sempre maggiore comprensione dell'universo e delle sue origini. Alvaro De Rujula dialogherà assieme al professore straordinario di Fisica sperimentale del dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, Sergio Bertolucci. Dopo il filosofo francese Pierre Lèvy, De Rujula è il secondo ospite del ciclo di incontri "Astronave Arione", che si inserisce nelle attività promosse dal centro di ricerca e sperimentazione voluto da Fondazione Golinelli, dedicato fin dalla sua ideazione al connubio tra arte, scienza e tecnologia.

 

Come per Lévy, il formati degli incontri, suddivisi in due giorni, prevede un doppio appuntamento: una conferenza pomeridiana aperta al pubblica (ingresso libero, dalle 17:30) e una mattinata di studio rivolta a un gruppo ristretto di ricercatori e dottorandi (su prenotazione, dalle ore 9:00 alle 13:00).

 

"Così come anticamente dal mare, è oggi dallo spazio che possono arrivare novità inaspettate e possono apparire nuovi mondi? - si chiede il presidente di Fondazione Golinelli, Andrea Zanotti - Dopo aver esplorato durante la prima orbita dell'astronave Arione i confini del linguaggio tra uomo e macchina, apprendendo che l'approccio semantico all'intelligenza artificiale potrebbe presto rivoluzionare la capacità di apprendimento degli algoritmi artificiali, oltreché dare la genesi a una prima vera forma di intelligenza umana collettiva, in questa seconda missione esploreremo, tra le altre cose, se nell'universo le dimensioni dell'inaspettato, da una parte, e la conoscenza fisica più consapevole dello spazio cosmico che abitiamo, dall'altra, possono essere oggi sorgenti di nuove narrazioni e di inedite intuizioni artistiche nascenti da suggestioni tecnologiche o da nuove capacità mimetiche".

 

Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale della Fondazione Golinelli www.fondazionegolinelli.it

Informazioni aggiuntive

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Sono tante le applicazioni tecnologiche del grafene ma gli scienziati della Northwest University hanno pensato che la sua versatilità potesse essere declinata anche in un ambito che, almeno in apparenza, sembra più frivolo: la tintura dei capelli. Probabilmente, durante i loro primi esperimenti, ispirati da pura curiosità, non avrebbero mai immaginato che i risultati sarebbero stati il contenuto di un articolo pubblicato nella rivista Chem.

Prima della pausa estiva della rubrica “Scienza e Beni culturali” vi daremo anticipazioni riguardanti una manifestazione che avrà luogo in autunno e che fa di cultura, innovazione e multidisciplinarità i propri cavalli di battaglia: vi racconteremo di Museomix.

Sempre più spesso sentiamo parlare di nanotecnologie e nanomateriali. Se da un lato i termini tecnologia e materiali sono di facile comprensione, dall’altro può essere utile chiarire il significato di nano.

 Sembra ieri, ma sono passati 20 anni dal “baco del millennio”. A mezzanotte del 1° gennaio 2000, si temeva che l’orologio dei sistemi informatici, nei quali l’anno era indicato con due sole cifre, po­tesse tornare indietro di un secolo causando seri problemi pratici: “00” significava infatti 1900 e non 2000.

Alcuni di voi, quando erano studenti di scuola, si saranno divertiti a osservare la limatura di ferro, sopra un foglio di carta, danzare sotto l'effetto di un magnete. Un vecchio espediente per attirare l'attenzione e poter spiegare il fenomeno del magnetismo. Fino a ora sapevamo che i materiali magnetici sono solidi e che le loro proprietà sono utilizzate in campi strettamente tecnologici fino ad arrivare in ambito medico, con la risonanza magnetica. E se si riuscisse a ottenere un magnete liquido? Le sue applicazioni potrebbero essere numerose ed è per questo che gli scienziati hanno cercato di realizzare, riuscendoci, il primo magnete in grado di cambiare forma.

Li vediamo leccarsi con cura le zampine e tutta la pelliccia, zona dopo zona, con calma e perizia. Quante volte abbiamo osservato la "routine di bellezza" dei nostri amici miagolanti? Il nostro occhio, però, sarà stato sicuramente meno curioso e attento di quello di Alexis Noel, dottoranda del George W. Woodruff School of Mechanical Engineering di Atlanta, in Georgia, che ha deciso, guardando il suo gatto, di studiare quella piccola meraviglia di ingegneria che è la lingua dei felini.

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