Sapere Scienza

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I fenomeni sismici che hanno interessato l'Italia negli ultimi tempi e la presenza di terremoti sottomarini hanno suscitato in molti di noi un dubbio: esiste un rischio reale di tsunami nel nostro paese? Cerchiamo di capirlo insieme.

In un momento di ozio sulla spiaggia, tutti abbiamo giocato a farci scorrere la sabbia tra le dita. Pochi si saranno soffermati a vedere cosa succede alla piccola piramide di sabbia che si forma al suolo. Ogni tanto i fianchi della piramide franano, mantenendo un angolo più o meno costante ma con cedimenti piccoli o grandi ma comunque imprevedibili. Questo è il più semplice esempio di quello che viene definito un sistema a criticità auto-organizzata (secondo la definizione di Per Bak).

I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università di Perugia hanno pubblicato, sulla rivista Science Advances, i risultati di uno studio che ha rivelato la presenza di intrusioni attive di magma sotto l’Appennino meridionale. Cosa significa e cosa comportano questi fenomeni?

Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna. Lungo queste strutture geologiche, risale materiale del mantello che formava il basamento dell’oceano mesozoico chiamato Tetide, da una profondità di circa 15-20 chilometri. Si tratta di una vera e propria “finestra geologica” sotto il fondale del Mar Ionio, che consente di osservare da vicino blocchi dell’antico oceano, svelando i processi che hanno portato alla sua formazione. Lo studio Lower plate serpentinite diapirism in the Calabrian Arc subduction complex, condotto da un team di ricercatori coordinati dall’Istituto di Scienze Marine del CNR di Bologna, è stato pubblicato su Nature Communications.

Groningen è una città di 200.000 abitanti, situata nel nord dell'Olanda. Nel 1959 si scoprì che giaceva sul più grande giacimento di gas naturale del continente europeo, il nono al mondo: un colosso da almeno 2500 km3 di metano (il gas naturale viene comunemente denominato "metano", il componente principale della preziosa miscela di idrocarburi). Se il megagiacimento olandese fosse stato in Italia, avrebbe soddisfatto l'intero fabbisogno nazionale dal 1959 a oggi. Nel corso di 60 anni, i pozzi di Groningen hanno portato nelle casse statali circa 300 miliardi di euro, recando grande beneficio alla bilancia commerciale. Ma la storia non è a lieto fine, e gli olandesi hanno almeno due buoni motivi per chiedersi se il gas di Groningen sia stato davvero una benedizione.

Le risorse geotermiche profonde possono fornire un importante contributo alla produzione di energia rinnovabile. Attraverso le tecniche di stimolazione idraulica, che consistono nell’iniezione di acqua ad alta pressione nel sottosuolo, è possibile sfruttare il calore delle formazioni rocciose profonde anche in assenza di un sistema idrotermale. Il processo di stimolazione idraulica, creando nuove fratture e/o aprendo quelle esistenti, incrementa la permeabilità delle rocce permettendo all’acqua di circolare all’interno di esse, di riscaldarsi ed infine di raggiungere il pozzo di produzione. Si crea così uno scambiatore di calore. Sebbene le risorse geotermiche profonde siano indubbiamente abbondanti, il loro sfruttamento non è esente da rischi.

Cinque anni fa, il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio incaricò una Commissione Internazionale (ICHESE) per investigare se vi fossero state attività umane che potessero avere indotto o innescato il terremoto in Emilia del 2012. La commissione concluse che non poteva essere escluso che la re-iniezione di fluidi nel giacimento petrolifero di Cavone, vicino a Modena, potesse aver innescato la catastrofica sequenza. Oggi alcuni ritengono infondate le conclusioni della Commissione ICHESE. Sinora, nessuno ha mai chiesto l’opinione al Professor Peter Styles, che presiedeva la Commissione. Sapere lo ha fatto.

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