Sapere Scienza

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I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università di Perugia hanno pubblicato, sulla rivista Science Advances, i risultati di uno studio che ha rivelato la presenza di intrusioni attive di magma sotto l’Appennino meridionale. Cosa significa e cosa comportano questi fenomeni?

Le risorse geotermiche profonde possono fornire un importante contributo alla produzione di energia rinnovabile. Attraverso le tecniche di stimolazione idraulica, che consistono nell’iniezione di acqua ad alta pressione nel sottosuolo, è possibile sfruttare il calore delle formazioni rocciose profonde anche in assenza di un sistema idrotermale. Il processo di stimolazione idraulica, creando nuove fratture e/o aprendo quelle esistenti, incrementa la permeabilità delle rocce permettendo all’acqua di circolare all’interno di esse, di riscaldarsi ed infine di raggiungere il pozzo di produzione. Si crea così uno scambiatore di calore. Sebbene le risorse geotermiche profonde siano indubbiamente abbondanti, il loro sfruttamento non è esente da rischi.

In un momento di ozio sulla spiaggia, tutti abbiamo giocato a farci scorrere la sabbia tra le dita. Pochi si saranno soffermati a vedere cosa succede alla piccola piramide di sabbia che si forma al suolo. Ogni tanto i fianchi della piramide franano, mantenendo un angolo più o meno costante ma con cedimenti piccoli o grandi ma comunque imprevedibili. Questo è il più semplice esempio di quello che viene definito un sistema a criticità auto-organizzata (secondo la definizione di Per Bak).

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