Sapere Scienza

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Il recente terremoto che ha colpito la Napa Valley in California ha smontato alcuni miti. A vedere scaffali di bottiglie di vino ribaltati o botti che sono ruzzolate per tutta la cantina vengono in mente le immagini delle forme di parmigiano rovinosamente cadute in seguito al terremoto dell'Emilia. Sembra che nemmeno nella tanto osannata California la prevenzione sismica sia adeguata...

È passato circa un anno dagli eventi sismici che hanno interessato il Centro Italia. Costituiscono la sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso, come la definisce l’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. I terremoti ebbero inizio il 24 agosto 2016 con successivi episodi, anche di magnitudo piuttosto elevate, con epicentri compresi tra la Valle del Tronto, i Monti Sibillini, i Monti della Laga e i Monti dell’Alto Aterno. Tutti ricordiamo la drammaticità di quei giorni e spesso siamo atterriti davanti alle forze che la natura può scatenare. Conoscere la geologia può aiutarci a comprendere e affrontare simili tragedie.

Il terremoto del 25 aprile in Nepal ha fatto registrare una magnitudo di 7.8 e ha liberato un’energia centinaia di volte superiore a quello dell’Aquila. Terremoti così forti non avvengono ovunque, ma si localizzano più spesso dove le placche litosferiche convergono tra loro nelle zone di subduzione o collisione continentale, strutture geologiche di grandi dimensioni che possono bloccarsi accumulando energia sismica per tempi lunghi centinaia o migliaia di anni.

Sono stati recentemente pubblicati su riviste internazionali i risultati di interessanti ricerche condotte da due gruppi italiani. Una di esse, in particolare, dimostra che potrebbe essere possibile prevedere quanto 'grande' sarà un terremoto sin dalle sue primissime fasi. 

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