Sapere Scienza

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Recentemente è stato pubblicato sul prestigioso Philosophical Transactions of the Royal Society un articolo sulle analisi genetiche effettuate su peli attribuiti nientedimeno che all'abominevole uomo delle nevi. La ricerca dello Yeti (e dei suoi numerosi "parenti" antropomorfi come Sasquatch, Wendigo e altri) non si ferma, nonostante false prove e testimonianze siano più abbondanti delle stelle in una galassia.

Il titolo del post di oggi riprende il nome di un documentario dedicato a questo essere leggendario. Altrimenti conosciuto come “l’abominevole uomo delle nevi”, lo yeti domina da decenni (anche se le prime notizie sembrano risalire addirittura a 400 anni fa) le fantasie degli escursionisti e dei semplici curiosi a caccia di misteri. I presunti resti di questo mostro – ossa, denti, peli, frammenti di pelle e anche escrementi – conservati da collezionisti o in musei sono serviti a svelare l’arcano.

Una delle ipotesi più citate dai fedeli dello Yeti è che il mitico “abominevole uomo delle nevi” possa in realtà essere un esemplare sopravvissuto di una particolare specie di scimmia antropomorfa: il Gigantopithecus. Questo animale, il cui nome significa semplicemente “scimmia gigante”, è conosciuto esclusivamente da denti e mandibole, e nessuno ha ancora ricostruito con certezza il suo aspetto.

clark

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