Sapere Scienza

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Gruppi che si dividono: succede anche tra gli scimpanzé

2 Maggio 2018

Cosa porta i membri di un gruppo a separarsi definitivamente? Molti sono gli studi a riguardo che hanno interessato gli uomini. Ma per i primati valgono le stesse dinamiche? Uno dei pochi casi conosciuti di scisma permanente di un gruppo di scimpanzé è stato osservato e documentato dalla famosa primatologa Jane Goodall. I suoi appunti, digitalizzati e studiati, sono stati la base per testare l’ipotesi per cui il gruppo iniziale fosse una comunità singola e coesa che, a un certo punto, aveva sperimentato la separazione. L’obiettivo degli scienziati è quindi stato capire le ragioni, i possibili catalizzatori della situazione venutasi a creare.

 

 

“La guerra dei quattro anni” e i preziosi appunti di Jane Goodall

 

Era il 1973 quando nel Gombe National Park, in Tanzania, un gruppo di scimpanzé si divise in due separate fazioni, prima della famosa “guerra dei quattro anni”: un periodo di uccisioni e invasioni di territorio, l’unica guerra civile mai osservata tra scimpanzé selvatici. Le cause di questa lotta, protrattasi dal 1974 al 1978, e documentata da Jane Goodall nei suoi anni di studio e convivenza con questi animali, sono state a lungo un mistero. I due schieramenti, Kasakela e Kahama, che occupavano rispettivamente la regione a nord e a sud del parco, in quegli anni furono protagonisti di episodi estremamente violenti. Cosa aveva scatenato la divisione e tanta brutalità tra individui che in precedenza avevano vissuto in un clima di coesione?

 

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Le ipotesi iniziali

 

Alcuni scienziati hanno suggerito, in passato, che l’origine degli attriti potesse essere stata la stazione di alimentazione allestita da Jane Goodall come esca per l’osservazione dei primati. Secondo queste teorie, forse le due comunità erano separate già da un po’ o il gruppo era in procinto di sciogliersi quando la primatologa iniziò la sua ricerca. Probabilmente la stazione non fece che unirli in una tregua momentanea finché non si divisero nuovamente. Lo studio portato avanti dal team formato dalla Duke University e dalla Arizona State University suggerisce altro.

 

Lo studio e le possibili cause dello scisma

 

I ricercatori hanno analizzato lo spostamento di alleanze tra diciannove maschi di scimpanzé che ha portato alla separazione. Ciò è stato possibile adoperando i dati estratti dall’enorme lavoro della Goodall: appunti scritti a mano e fogli di controllo archiviati e digitalizzati in ben 25 anni. Gli studiosi hanno, quindi, calcolato le metriche legate all’associazione, al grooming (il pulirsi in modo reciproco, “rituale” sociale diffuso tra membri di uno stesso gruppo di scimpanzé) e alle estensioni ricavate dai dati storici e hanno utilizzato test e algoritmi per l’individuazione di comunità al fine di determinare i tempi, le dinamiche e le cause dei cambiamenti della struttura all’interno delle reti sociali dei sottogruppi.
I risultati ottenuti riportano che la comunità iniziò a dividersi in un periodo in cui ci fu un inusuale abbondanza di maschi rispetto alle femmine disponibili e una lotta per il dominio protrattasi nel tempo. Inoltre i maschi adulti rimasero con chi erano associati di preferenza prima della separazione. I ricercatori hanno anche discusso costi e benefici dell’appartenenza a un gruppo negli scimpanzé, confrontandoli con situazioni analoghe negli esseri umani e in altre specie. Queste dinamiche sociali sono profondamente radicate nell’albero evolutivo dei primati: l'analisi ha rivelato che in quasi cinquanta società umane, tra le cause che presagiscono una separazione in un gruppo ci sono spesso conflitti politici interni, seguiti dalla competizione per risorse scarse (nel caso del Gombe National Park, la carenza di compagne con cui accoppiarsi).

 

Un altro primate è protagonista del racconto “Macaca Mulatta in Vivo” di Gianfranco D’Anna. Potrete leggere questa storia acquistando il numero di febbraio 2017 di Sapere.

 

Immagine di copertina: questo è Humphrey, uno dei maschi gerarchicamente più importanti tra gli scimpanzé del Gombe National Park, Tanzania, nei primi anni Settanta. Credits: Geza Teleki

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