Sapere Scienza

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NEWS - Biologia

Gli alimenti fermentati, dal più tradizionale pane al modaiolo tè kombucha, devono il loro particolare e unico sapore ai microrganismi che vi vivono all'interno, la cui origine evolutiva è ancora poco chiara. I ricercatori della Tufts University di Medford, in Massachusetts, hanno scoperto - quasi per caso - come i funghi responsabili della produzione di Camembert evolvano da ceppi selvatici a ceppi domesticati impiegabili nella produzione di cibo.

L'utilizzo di nanoparticelle si è diffuso in numerosi ambiti negli ultimi venti anni. Prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari e molti altri ne contengono e, inevitabilmente, parte di questo carico viene disperso nell'ambiente. Quali sono gli effetti di questo ciclo? I ricercatori si stanno preoccupando di trovare una risposta per questa domanda e un gruppo di scienziati della University of Minnesota ha descritto una particolare conseguenza di questa tipologia di inquinamento: lo sviluppo di resistenza in un batterio, Shewanella oneidensis MR-1.

Una bistecca coltivata in laboratorio con un significativo risparmio di risorse ed energia. Questa potrebbe essere una soluzione per allentare la pressione dello sfruttamento del nostro Pianeta ma aiuterebbe anche le missioni spaziali che necessitano di cibo fresco e nutriente in vista, ad esempio, di futuri viaggi su Marte. Ora Aleph Farms, una start up di tecnologie applicate al cibo, è riuscita a "stampare" un pezzo di carne sintetica nella Stazione Spaziale Internazionale. Un primo passo verso un mondo più cruelty free e per un'alimentazione più ricca per gli astronauti.

Le plastiche non danneggiano solo l'ambiente. Anche la nostra salute è spesso a rischio a causa di alcuni componenti di questi materiali che sono a oggi ancora molto utilizzati nell'industria alimentare. Gli scienziati sono alla ricerca di alternative valide ma, nel frattempo, è il caso di comprendere la composizione delle plastiche che adoperiamo nella vita di tutti i giorni. Questa non è esattamente un'impresa semplice. Lo sanno i ricercatori del progetto PlastX che hanno condotto uno studio sulla tossicità e composizione chimica dei prodotti di consumo in plastica, come ad esempio vasetti degli yogurt e spugne da bagno. Cosa avranno scoperto?

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Le nuvole, la pioggia. Le releghiamo a fenomeni atmosferici, alla meteorologia, ma vi siete mai chiesti se in quelle minuscole gocce d'acqua abitassero dei microrganismi? Hanno risposto a questa domanda i ricercatori della Université Clermont Auvergne (Francia), cercando anche di capire di quali specie si trattasse e il loro impatto sulla formazione delle nuvole. I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports.

È una strana resurrezione quella del rallo di Cuvier (Dryolimnas cuvieri), un uccello dell'Oceano Indiano incapace di volare. La scienza la chiama evoluzione iterativa ed è l'evoluzione ripetuta di strutture simili o parallele a partire da uno stesso antenato ma in tempi diversi. Questo fenomeno non è nuovo in biologia, infatti era già stato osservato, ad esempio, nelle ammoniti, molluschi scomparsi del tutto verso la fine del Mesozoico. Negli uccelli, però, è la prima volta che le medesime caratteristiche di una specie estinta sono tornate "in vita". Come è accaduto e come hanno fatto gli scienziati a capirlo?

I virus sono ubiquitari. D'inverno ci obbligano a pause forzate i virus influenzali, possono rovinarci le vacanze i virus intestinali. E poi ci sono casi più gravi come quello dell'HIV, Zika e HPV, il papilloma virus umano che può causare tumori. La virosfera, l'insieme dei virus esistenti sulla Terra, è molto più di questo. Ce lo racconta un articolo pubblicato su Quanta magazine che, attraverso una rassegna di ricerche, ci permette di esplorare una biodiversità poco conosciuta: quella dei virus negli oceani.

Un gruppo di ricercatori provenienti da Italia e Croazia svilupperà un drone sottomarino pensato per monitorare lo stato di salute dei fondali dell'Adriatico. Si chiama SUSHI DROP (SUstainable fiSHeries wIth DROnes data Processing) e sarà un progetto con una forte vocazione open source, infatti tutti i dati raccolti saranno condivisi online, a disposizione di cittadini, associazioni e imprese.

Gli stomi sono piccolo pori presenti sulle foglie delle piante e, nonostante le loro dimensioni, esercitano una grande influenza sulla salute del nostro pianeta. Attraverso queste "finestre" le piante assorbono anidride carbonica, che viene in seguito incorporata nei carboidrati, gli zuccheri di cui si nutrono, e rilasciano ossigeno. Ma, attraverso queste aperture, avviene anche la perdita di acqua, che può minacciare il mondo vegetale in climi aridi. Le piante hanno quindi sviluppato reti di segnali in grado di ottimizzare l'ampiezza dell'apertura degli stomi in corrispondenza delle condizioni ambientali: i pori possono aprirsi o chiudersi a seconda della disponibilità di luce, CO2 e acqua. Ma come si sono evoluti i segnali per questa tipologia di regolazione? È ciò che hanno studiato i ricercatori della Julius-Maximilians-Universität Würzburg (JMU), in Baviera (Germania).

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