Sapere Scienza

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NEWS - Biologia

Le nuvole, la pioggia. Le releghiamo a fenomeni atmosferici, alla meteorologia, ma vi siete mai chiesti se in quelle minuscole gocce d'acqua abitassero dei microrganismi? Hanno risposto a questa domanda i ricercatori della Université Clermont Auvergne (Francia), cercando anche di capire di quali specie si trattasse e il loro impatto sulla formazione delle nuvole. I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports.

È una strana resurrezione quella del rallo di Cuvier (Dryolimnas cuvieri), un uccello dell'Oceano Indiano incapace di volare. La scienza la chiama evoluzione iterativa ed è l'evoluzione ripetuta di strutture simili o parallele a partire da uno stesso antenato ma in tempi diversi. Questo fenomeno non è nuovo in biologia, infatti era già stato osservato, ad esempio, nelle ammoniti, molluschi scomparsi del tutto verso la fine del Mesozoico. Negli uccelli, però, è la prima volta che le medesime caratteristiche di una specie estinta sono tornate "in vita". Come è accaduto e come hanno fatto gli scienziati a capirlo?

I virus sono ubiquitari. D'inverno ci obbligano a pause forzate i virus influenzali, possono rovinarci le vacanze i virus intestinali. E poi ci sono casi più gravi come quello dell'HIV, Zika e HPV, il papilloma virus umano che può causare tumori. La virosfera, l'insieme dei virus esistenti sulla Terra, è molto più di questo. Ce lo racconta un articolo pubblicato su Quanta magazine che, attraverso una rassegna di ricerche, ci permette di esplorare una biodiversità poco conosciuta: quella dei virus negli oceani.

Un gruppo di ricercatori provenienti da Italia e Croazia svilupperà un drone sottomarino pensato per monitorare lo stato di salute dei fondali dell'Adriatico. Si chiama SUSHI DROP (SUstainable fiSHeries wIth DROnes data Processing) e sarà un progetto con una forte vocazione open source, infatti tutti i dati raccolti saranno condivisi online, a disposizione di cittadini, associazioni e imprese.

Gli stomi sono piccolo pori presenti sulle foglie delle piante e, nonostante le loro dimensioni, esercitano una grande influenza sulla salute del nostro pianeta. Attraverso queste "finestre" le piante assorbono anidride carbonica, che viene in seguito incorporata nei carboidrati, gli zuccheri di cui si nutrono, e rilasciano ossigeno. Ma, attraverso queste aperture, avviene anche la perdita di acqua, che può minacciare il mondo vegetale in climi aridi. Le piante hanno quindi sviluppato reti di segnali in grado di ottimizzare l'ampiezza dell'apertura degli stomi in corrispondenza delle condizioni ambientali: i pori possono aprirsi o chiudersi a seconda della disponibilità di luce, CO2 e acqua. Ma come si sono evoluti i segnali per questa tipologia di regolazione? È ciò che hanno studiato i ricercatori della Julius-Maximilians-Universität Würzburg (JMU), in Baviera (Germania).

Anno Domini 2514. È la data in cui l'esperimento avviato dai microbiologi tedeschi, scozzesi e americani, guidati da Ralf Moeller, dell'agenzia spaziale tedesca (DLR-Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt), terminerà. Una raccolta di dati secolare per studiare la resistenza e la capacità di sopravvivere per lunghi periodi di tempo di determinati batteri. I risultati della prima fase della ricerca è stata da poco pubblicata su PLoS ONE. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

Ricostruire le caratteristiche di alcune delle forme di vita presenti circa 300 milioni di anni fa sulla Terra è un obiettivo a dir poco ambizioso. Un fossile ben conservato, le sue antiche impronte e un insieme di tecnologie all'avanguardia hanno reso possibile lo studio della locomozione di Orobates pabsti, un vicino parente dell'ultimo antenato comune di rettili, uccelli e mammiferi, quindi anche di noi esseri umani.

Passeggiando nella natura, soprattutto durante la bella stagione, sarà capitato anche a voi di osservare laboriose api viaggiare da un fiore all'altro, sporche di una polverina gialla, o ancora farfalle danzare tra colorate corolle. Sono insetti impollinatori e, grazie a una recente ricerca pubblicata su Current Biology, ora sappiamo che potrebbero non essere stati i primi ad aiutare il mondo vegetale a proliferare.

Piastre, maschere, creme, balsami. Questi sono solo alcuni dei trucchi adottati da chi, non contento di una chioma riccia, vuole cambiare l’aspetto dei propri capelli rendendoli lisci e dritti come spaghetti. Trovare una soluzione veramente efficace non è facile, questo perché non sappiamo ancora chiaramente quale sia il segreto di una capigliatura leonina. Su Journal of Experimental Biology è stato recentemente pubblicato un articolo che cerca di svelare questo mistero attraverso lo studio dei ricci delle pecore merinos della Nuova Zelanda.

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