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A me gli occhi: è di un trilobite il più antico occhio analizzato

15 Gennaio 2018

È di Schmidtiellus reetae il più antico occhio analizzato, una delle 10.000 specie di trilobiti, il cui fossile è conservato nell’Institute of Geology della Tallinn University of Technology, in Estonia. Il lavoro svolto su questo reperto è stato descritto in un articolo pubblicato su Proceeding of National Academy of Sciences e ci ha rivelato alcuni segreti dell’apparato visivo di uno dei primissimi animali ad averne uno.

 

Cos’è un trilobite?

 

I trilobiti sono artropodi di ambiente marino esistiti esclusivamente nel Paleozoico, l’era geologica compresa tra 540 e 250 milioni di anni fa. Come il loro nome ci indica, hanno un corpo diviso longitudinalmente in tre lobi, la loro caratteristica morfologica più evidente. Vivevano nei mari, sia in acque superficiali, vicine alla costa, sia a profondità maggiori, nascosti nel fondale fangoso e sono spesso citati in quanto ottimi fossili guida. Un fossile guida è una particolare categoria di fossili che permette di stabilire una corrispondenza tra organismo ritrovato ed età della roccia in cui era inglobato. Per poter datare uno strato di roccia, l’organismo incluso deve essere vissuto in un intervallo temporale limitato, in un areale geografico ampio e deve essersi diffuso con grande velocità. Abbondanza e facilità di ritrovamento completano la descrizione del fossile guida perfetto, proprio come lo sono i trilobiti.

 

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L’occhio più antico

 

Già qualche anno fa erano iniziati degli studi più approfonditi sulla struttura dell’occhio dei trilobiti, ricerche che avevano rivelato che il loro occhio composito era molto simile a quello del Limulus, un “fossile vivente” comune nelle acque delle coste orientali del Nord America. Il nuovo lavoro intitolato Structure and function of compound eye, more than half a billion years old ci racconta che l’occhio composto di questo specifico trilobite - molto simile a quello delle nostre api, formato da tante piccole unità chiamate ommatidi - a differenza di quello di molti artropodi di oggi, non possedeva vere e proprie strutture a lenti, come il cristallino.

 

Ieri come oggi

 

Nonostante la mancanza di lenti, la vista del trilobite Schmidtiellus reetae permetteva una buona rivelazione di oggetti e predatori in movimento. Euan N.K. Clarkson, paleontologo dell’Università di Edinburgo, il quale ha partecipato alle analisi, ha dichiarato: “ Questo eccezionale fossile ci mostra quanto precocemente gli animali abbiano iniziato a osservare il mondo intorno a loro, centinaia di milioni di anni fa”. Un occhio composito adatto alla visione per apposizione non molto diverso da quello di api e libellule di oggi ma che ha iniziato a esistere già mezzo miliardo di anni fa.

 

Ancora riflettori puntati sulla vista nella news “Tra la vita acquatica e quella terrestre c’è di mezzo la vista” che potrete leggere acquistando il numero di giugno di Sapere.

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