Sapere Scienza

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La talpa senza pelo, un mammifero che sembra non invecchiare

8 Febbraio 2018

L’eterocefalo glabro, anche detto talpa senza pelo, è un curioso roditore: privo di pelliccia, come avrete potuto intuire, dall’aspetto tutt’altro che piacevole, è diventato con il passare degli anni un organismo modello per molte ricerche. Le sue bizzarre sembianze nascondono molte particolari caratteristiche biologiche. Recentemente è stato scoperto che, forse, nei suoi geni si nasconde il segreto della longevità. Sarà vero? Scopriamolo insieme.

 

Il roditore nudo

 

L’eterocefalo glabro (Heterocephalus glaber) è un mammifero, dell’ordine dei Roditori, molto caratteristico per numerosi aspetti tra cui l’organizzazione sociale delle comunità di cui fa parte. Questi “topi" - solitamente lunghi tra i 12 e i 13 centimetri e che, in media, pesano circa 30 grammi - proprio come alcuni insetti, vivono in una struttura eusociale. Cosa significa? Prima di tutto sono suddivisi in caste. Vi è un’unica femmina che si riproduce, la regina, la quale può arrivare a pesare anche 80 grammi, e ci sono i soldati, con il compito di difendere la colonia. Questi ultimi possono essere maschi e femmine, tre dei primi potranno fecondare la regina e le seconde, nel caso quest’ultima morisse, potrebbero sostituirla. Infine ci sono gli operai, anche questi maschi e femmine, che si occupano dei bisogni quotidiani della colonia come cercare cibo e curare i piccoli. Oltre alla suddivisione descritta, altri attributi dell’eusocialità sono la sovrapposizione delle generazioni di adulti e la cura cooperativa della prole. Gli eterocefali vivono sottoterra, al buio, si nutrono di radici di piante, bulbi, tuberi e riescono a digerire la cellulosa. Questo non è tutto, le loro stranezze sono ancora tantissime.

 

 

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I suoi superpoteri

 

Per essere un mammifero, la talpa senza pelo mostra capacità incredibili. Resiste ad alcuni tipi di dolore e riesce a rimanere 18 minuti senza ossigeno: il trucco consiste nell’utilizzo del fruttosio invece del glucosio per la produzione di energia, in assenza di ossigeno. Ancora, ha mostrato di essere immune al cancro grazie a un altro zucchero, l’acido ialuronico. Eppure questo animale ha ancora un asso nella manica da mostrarci.

 

 

La talpa che non invecchiava

 

Rochelle Buffenstein, autrice dell’articolo da poco pubblicato su eLife, ha trascorso molto del suo tempo con gli eterocefali glabri: li ha studiati per oltre 30 anni, raccogliendo dati su ogni animale da lei curato, dalla data di nascita al giorno in cui è morto o è stato ceduto a un altro laboratorio di ricerca. Man mano che le informazioni andavano accumulandosi, studiandole e approfondendo gli aspetti legati alla longevità, la ricercatrice ha ben presto potuto dimostrare che questi roditori non seguono quella che è definita la legge di Gompertz, un’equazione matematica che descrive l’invecchiamento per tutti i mammiferi. Secondo questa legge, il rischio di morire aumenta esponenzialmente con l’età: per esempio, per noi uomini, raddoppia ogni 8 anni dopo la soglia dei 30. I nostri piccoli amici sembrano avere una probabilità di morire su 10.000, sia che siano nel loro primo anno di vita (dopo i 6 mesi, una volta raggiunta la maturità sessuale) sia che di anni ne abbiano 15. Il perché riescano a essere un’eccezione non è ancora molto chiaro, andranno comunque svolti ulteriori studi, ma Rochelle Buffenstein sospetta che il motivo della longevità degli eterocefali sia nei meccanismi - molto attivi - di riparazione del DNA e nei livelli alti di chaperon molecolari, proteine che guidano il corretto ripiegamento di altre proteine affinché possano funzionare.

 

Forse è troppo presto per affermare che l’eterocefalo glabro non invecchi (questo processo potrebbe avvenire, infatti, in uno stadio più avanzato della sua vita) ma possiamo sicuramente dire che è un animale affascinante, in grado di riservarci tantissime sorprese.

 

Anche “Sapere allunga la vita”! Scoprite come nella rubrica Coscienziat@, sul numero di dicembre di Sapere.

 

Immagine di copertina: esemplare di Heterocephalus glaber. Credits: John Trainor su Flickr [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

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