Sapere Scienza

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Creato per la prima volta un embrione artificiale

6 Marzo 2017

Un gruppo di scienziati inglesi ha creato primo embrione artificiale: una struttura cellulare che somiglia all'embrione di un topo e che è stata sviluppata a partire da cellule staminali. I ricercatori, a quanto si legge sulla rivista Science, hanno sfruttato cellule staminali di due tipi e l'embrione servirà a comprendere più profondamente i vari stadi dello sviluppo dei mammiferi.

La ricerca è stata portata a termine da Magdalena Zernicka-Goetz e dal suo gruppo presso il Dipartimento di Medicina, Sviluppo e Neuroscienze dell'Università di Cambridge.

 

Cresce come un embrione naturale

L'embrione artificiale ha seguito lo stesso modello di sviluppo di un embrione normale, con cellule staminali che si comportavano nello stesso modo. Tuttavia, gli studiosi ci tengono a sottolineare che, anche se c'era estrema similitudine tra embrione artificiale e naturale, è improbabile che l'embrione artificiale si sviluppi ulteriormente in un feto di topo.


Embrioni umani artificiali al posto di quelli naturali?

Il successo avuto con le cellule di topo potrebbe però servire a spianare la strada per ottenere un embrione umano artificiale; questo farebbe superare alcuni dei principali ostacoli alla ricerca sugli embrioni umani. Attualmente, infatti, c'è carenza di embrioni, che sono forniti dalle cliniche della fertilità (che donano quelli in surplus) e motivazioni etiche limitano le possibilità di azione degli scienziati su embrioni naturali umani. "Sviluppare embrioni umani artificiali potrebbe permetterci di studiare i vari momenti chiave in questa fase critica dello sviluppo dell'uomo senza necessariamente lavorare su embrioni umani" ha commentato Zernicka-Goetz "e ci permetterebbe di capire perché, a volte, qualcosa va storto".

 

Il successo dovuto a due tipi di cellule staminali

In precedenti ricerche si era tentato di far crescere embrioni artificiali ma con scarsi risultati. Secondo gli scienziati autori del nuovo studio, l'errore commesso riguardava l'uso di un solo tipo di cellule staminali (quelle ESC, le staminali embrionali), una tecnica che non teneva conto del fatto che l'embrione nei prissimi stadi di sviluppo ha bisogno di differenti tipi di cellule che si coordinino strettamente tra loro. In questo studio, sono state usate, oltre alle cellule ESC, destinate a formare l'organismo, anche le cellule TSC, cellule staminali extra embrionali del trofoblasto, che è il tessuto che nutre l'organismo e dal quale ha origine la placenta.

 

[Immagine: embrione artificiale dopo 48 ore (a destra) e dopo 96 ore (a sinistra). Credit Sarah Harrison e Gaelle Recher, Zernicka-Goetz Lab, University of Cambridge]

copertina   agosto-settembre 2017

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