Sapere Scienza

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Identificati 44 rischi genetici legati alla depressione

24 Maggio 2018

Una ricerca che ha coinvolto numerosi scienziati e istituzioni ha mappato le basi genetiche del disturbo depressivo maggiore, identificando 44 varianti che rappresentano fattori di rischio per questa grave patologia. Uno studio inedito che supporterà la pianificazione di nuove terapie.

 

Un male diffuso

 

La depressione è una malattia diffusa, conta infatti più di 300 milioni di casi (dati diffusi dall’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità). Da non confondere con i normali cambiamenti d’umore e con le risposte emotive brevi che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana, questa patologia può portare a una condizione invalidante a lungo termine, causare enormi sofferenze e condizionare negativamente il nostro rapporto con la famiglia e il rendimento professionale e scolastico. Nei casi più gravi, può condurre al suicidio. I disturbi depressivi possono suddividersi in disturbo depressivo maggiore (episodio singolo o disturbo depressivo maggiore ricorrente), distimia (una forma prolungata e attenuata di depressione che lascia una certa capacità nel far fronte ai propri impegni) e NAS (disturbo depressivo Non Altrimenti Specificato, denominazione sotto la quale sono raggruppati i disturbi depressivi che non presentano tutti i criteri richiesti per la diagnosi di disturbo depressivo maggiore o di distimia). Le cause di queste malattie possono essere biologiche, psicosociali e, per l’appunto, genetiche.

 

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Una ricerca senza precedenti

 

L’articolo, pubblicato su Nature Genetics, spiega come i ricercatori abbiano scoperto che le basi genetiche per il disturbo depressivo maggiore sono condivise con altri disordini psichiatrici, ad esempio la schizofrenia, e che tutti possediamo almeno alcuni dei 44 fattori di rischio genetici identificati (30 dei quali individuati per la prima volta). Un numero significativo di queste varianti genetiche è direttamente legato agli attuali target delle terapie farmacologiche antidepressive.
Per raggiungere questi risultati sono stati combinati 7 set di dati separati a cui sono state aggiunte informazioni provenienti da 135.000 pazienti affetti da questa forma di depressione e da più di 344.000 controlli (persone non malate).

 

Una task force per progettare nuove terapie

 

La ricerca ha riunito i lavori di più di 200 scienziati del Psychiatric Genomics Consortium ed è stata condotta dalla University of North Carolina School of Medicine, negli Stati Uniti, e dalla University of Queensland, in Australia. La professoressa Cathryn Lewis e il dottor Gerome Breen del King’s College di Londra hanno collaborato dal Regno Unito, insieme a studiosi e psichiatri delle università di Edimburgo, Cardiff e della UCL - University College of London. Proprio Breen dell’Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience del King’s College, ha commentato: “Le nuove varianti genetiche hanno il potenziale per rivitalizzare i trattamenti per la depressione aprendo nuove strade per la scoperta di nuove e migliori terapie”. Una promessa di un ritrovato benessere per la società contando che il 14% della popolazione mondiale soffre di disturbo depressivo maggiore e che, per ora, solo circa metà dei pazienti risponde in maniera ottimale ai trattamenti esistenti.

 

Agnese Mariotti ci spiega, invece, le nuove frontiere della terapia personalizzata nella cura di questo male. Acquistate e leggete il suo articolo, "Depressione: verso la terapia personalizzata", pubblicato sul numero di Sapere di aprile 2018.

copertina   settembre-ottobre 2018

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