Sapere Scienza

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Rigenerare i nervi danneggiati grazie a una salamandra in via di estinzione

18 Maggio 2018

Uno dei grandi problemi affrontati dalla medicina è l’impossibilità nell’uomo di ricostruire i nervi dopo un danneggiamento. Questo, però, sembra non essere un ostacolo per alcune specie animali. Gli scienziati dell’Università del Minnesota hanno presentato durante l’Experimental Biology Meeting di quest’anno un nuovo studio comparativo per determinare con maggiore precisione cosa accade di diverso tra animali e uomini nella risposta del corpo legata alla rigenerazione dei nervi. I ricercatori sperano che, imparando differenze e similitudini nei processi di riparazione, si possa giungere a nuovi risultati nei trattamenti delle lesioni al midollo spinale.

 

Il superpotere della rigenerazione

 

La specie presa in considerazione in questo lavoro è l’axolotl, una salamandra. Quando questo animale subisce una lesione del midollo spinale, le cellule più prossime alla ferita, le cellule gliali - che costituiscono il tessuto di sostegno dell’encefalo e del midollo spinale - aumentano rapidamente, si dispongono in maniera tale da ricostruire le connessioni tra i nervi e ricollegano il midollo spinale danneggiato. In noi uomini non succede la stessa cosa: nella stessa situazione, le cellule gliali formano tessuto cicatriziale che blocca i nervi e non permette la loro riconnessione.

 

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L’axolotl: una salamandra in pericolo

 

Perché in questo tipo di ricerca è utilizzato proprio l’axolotl? Qual è la storia e quali sono le caratteristiche di questo strano animale? L’axolotl (Ambystoma mexicanum) è un anfibio che vive nei laghi del Messico Centrale. È il tipico esempio di salamandra neotenica, questo significa che raggiunge la maturità sessuale senza completare la propria metamorfosi, mantenendo il suo aspetto di larva. Le sue particolarità non finiscono qui: è una specie in fortissimo pericolo di estinzione ma, allo stesso tempo, è frequente trovarla nei laboratori di ricerca che si occupano di oncologia e di rigenerazione degli organi proprio per la sua abilità di rigenerare parti del proprio corpo e per tentare di favorirne, così, la conservazione.

 

 

La ricerca dell’Università del Minnesota

 

Karen Echeverri - professoressa nel dipartimento di genetica, biologia cellulare e sviluppo presso l’Università del Minnesota - e il suo team hanno identificato i meccanismi molecolari che regolano sia la risposta dell’axolotl sia quella umana. Gli studiosi hanno compreso che una particolare molecola, la c-Fos, che interessa l’espressione genica, è essenziale nei processi che la salamandra utilizza per riparare i nervi lesionati. Anche noi uomini abbiamo la c-Fos ma funziona insieme ad altre proteine e questo porta le cellule alla gliosi, un processo reattivo che forma tessuto cicatriziale. Al contrario, nell’axolotl, questo circuito molecolare è regolato per dirigere le cellule gliali verso una risposta rigenerativa. Questo approccio ha permesso di comprendere cosa succede nelle salamandre e di identificare le differenze con i processi umani e i risultati acquisiti potrebbero avere ripercussioni anche nella cura di altre tipologie di lesioni.

 

La conoscenza può aiutare a migliorare le nostre esistenze. Ci parlano di questo Marco Cervino e Cristina Mangia nell’articolo “Sapere allunga la vita” che potrete leggere acquistando il numero di dicembre 2016 di Sapere.

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