Sapere Scienza

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NEWS - Inquinamento & Ambiente

Quante volte avrete visto qualcuno gettare un mozzicone di sigaretta per terra, sulle strade della vostra città, in campagna o in spiaggia. Una forma di inciviltà che non accenna a scomparire, forse perché in molti hanno difficoltà nell'associare i filtri alla categoria dei rifiuti. Eppure lo sono e ora, uno studio condotto dai ricercatori dell'Anglia Ruskin University (Cambridge, Inghilterra) ha dimostrato i danni che provocano se a contatto con la vegetazione.

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Le condizioni della laguna di Venezia sono da molto tempo sotto la lente di ingrandimento dei media e soprattutto della scienza. Le opere umane, il traffico navale e l'inquinamento stanno mettendo a dura prova la salvaguardia di questo territorio. La comprensione dell'evoluzione del paesaggio e un monitoraggio accurato sono le prime risposte a un problema che sta divenendo sempre più incombente. Uno studio dell'Istituto di Scienze Marine del CNR, pubblicato recentemente sui Scientific Reports di Nature, ha descritto i risultati della valutazione dell'attività antropica sui fondali della laguna di Venezia, facendo emergere i due fattori di distruzione principali: l'erosione e la presenza di rifiuti.

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La plastica ci ha invasi e non ci sarà mai un luogo abbastanza lontano, isolato e incontaminato in cui non incontreremo tracce di questo inquinamento. È la conclusione a cui è possibile arrivare leggendo i risultati della ricerca sulle microplastiche in atmosfera del CNRS-Centre national de la recherche scientifique, il centro nazionale francese per la ricerca scientifica, pubblicati su Nature Geoscience.

L'origine dell'inquinamento atmosferico non è così recente come credevamo. Lo hanno dimostrato i dati raccolti e analizzati da un gruppo internazionale di scienziati, coordinati dai ricercatori dell'Institute for Geosciences and Environmental Research del CNRS-Centre national de la recherche scientifique francese. L'esame del ghiaccio prelevato nelle profondità del ghiacciaio Col du Dome del Monte Bianco, sulle Alpi francesi, ha rilevato la presenza significativa di metalli pesanti collegabili ad attività produttive risalenti all'antica Roma. I risultati sono stati pubblicati nella rivista Geophysical Research Letters.

Proteggere le nostre specie. Questo è l'obiettivo della campagna di sensibilizzazione promossa quest'anno in occasione dell'Earth Day, la Giornata della Terra, che da anni riunisce - il 22 aprile - tutti coloro che desiderano celebrare il nostro pianeta e sostenerne la salvaguardia. La sesta estinzione di massa è ormai in atto e, solo di recente, è stata evidenziata la scomparsa di una parte del regno animale spesso ignorata ma sulle cui spalle pesano intere catene alimentari. Stiamo parlando degli insetti. Alcuni studi e articoli hanno evidenziato come questa classe di animali sia in uno stato di minaccia e quali siano le cause di quella che è stata definita da alcuni come una vera apocalisse.

È una corsa contro il tempo quella che l'intera umanità sta affrontando per evitare i catastrofici effetti del riscaldamento globale. Il rapporto IPCC ci ha redarguito sulla necessità di rapidi e drastici cambiamenti prima che sia troppo tardi per agire: gli Stati firmatari dell'Accordo di Parigi dovrebbero limitare l'innalzamento delle temperature globali di 1,5°C, prevedendo una diminuzione delle emissioni globali nette di anidride carbonica, causate dalle attività umane, del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo "zero netto" intorno al 2050. Un obiettivo quasi impossibile. In questo contesto, la riforestazione è sempre stata considerata una delle armi per diminuire la quantità di CO2 nell'atmosfera ma, recenti studi descritti in un articolo pubblicato nel sito di Nature, ci mette in guardia sulla semplificazione di tale concetto. Gli alberi sono un sistema complesso e non sempre il loro contributo potrebbe risultare salvifico.

Non è la prima volta che sentiamo parlare di quanto il nostro stile di vita, nello specifico il modo in cui ci nutriamo, possa influenzare la salute del nostro pianeta oltre che la nostra. Questo legame sta divenendo sempre più stretto e rilevante per garantire un futuro alle generazioni che verranno. Proprio poche settimane fa, una commissione di esperti, ha pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet i risultati di uno studio che ha lo scopo di porre le basi per un nuovo sistema alimentare globale, partendo dalle nostre tavole e arrivando ai problemi di nutrizione e sostenibilità nell'intera umanità.

Quella che poteva essere una percezione, ora ha dei dati per essere confermata: vivere in aree altamente cementificate è dannoso per la salute respiratoria e oculare dei bambini, mentre vivere in aree con molto verde urbano è protettivo. A dirlo un'indagine curata dai ricercatori Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale Emilia-Romagna e Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale - Regione Lazio (DepLazio), pubblicata su Environmental Health.

I ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno condotto uno studio sulla montagna himalayana per verificare gli effetti dell'inquinamento indoor (in ambienti chiusi, confinati) sul sistema respiratorio e cardiocircolatorio della popolazione locale. Il lavoro, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di scienze biomediche e chirurgico specialistiche dell'Università di Ferrara e con l'Università di Pisa, è in via di pubblicazione sulla rivista European Journal of Internal Medicine.

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copertina   settembre-ottobre 2019

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