Sapere Scienza

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Cerano: le emissioni della centrale ENEL provocano fino a 44 morti all'anno?

13 Luglio 2015

Nella Masseria Cerano, in provincia di Brindisi, da oltre vent'anni è in funzione la centrale termoelettrica a carbone "Federico II" dell'ENEL. Quattro sezioni a vapore da 660 MW ciascuna per un totale di 2640 MW installati, un'estensione di circa 270 ettari che la rende la seconda più grande centrale termoelettrica d'Italia e una delle più grandi in Europa. Numeri di tutto rispetto che si affiancano però a cifre più preoccupanti, come il primo posto in Italia, in base a un rapporto del 2011 dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, per quanto riguarda le emissioni relative di anidride carbonica (per kWh prodotto).

A quattro anni di distanza, arriva ora uno studio dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr di Lecce secondo cui l'impianto sarebbe responsabile di fino a 44 decessi all'anno nella zona del brindisino. Dunque, come si legge sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, si tratterebbe di quattro morti ogni 100 mila abitanti. Nello specifico, la nuova ricerca ha tenuto conto degli effetti sulla salute del particolato secondario, ossia quella miscela che nasce dalle reazioni chimiche che scattano tra ossidi di zolfo e azoto dopo il processo industriale, e che finora era stato praticamente ignorato nelle varie valutazioni sull'impatto ambientale delle emissioni della centrale.

 

L'importanza del particolato secondario

"Se viene considerato anche il particolato secondario - spiegano gli scienziati - aumenta l’area geografica interessata dalle ricadute e dunque la popolazione esposta all’inquinamento originato dalla centrale termoelettrica. Aumenta, conseguentemente, il numero dei decessi a questa attribuibile". Il particolato primario risulta avere un "raggio d'azione" più ridotto, con una concentrazione massima a circa sei chilometri dalla fonte. Se ci si sposta sul particolato secondario, il picco si raggiunge tra dieci e trenta chilometri dalla fonte e si passa da quattro morti all'anno (principalmente per tumori al polmone e malattie all'apparato cardiovascolare e respiratorio) a una forbice di decessi di 7-44 persone all'anno. I dati elaborati nella ricerca si riferiscono al periodo del 2006.

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