Sapere Scienza

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Glifosato: un nemico forse sottovalutato

11 Dicembre 2017

Lo scorso novembre la Commissione europea ha votato per la maggioranza a favore dell’utilizzo del glifosato all’interno dell’UE per altri cinque anni. Nonostante gli scontri, i dubbi, le discussioni nel mondo scientifico, il “sì” è passato. Scopriamo insieme perché questa sostanza si sia meritata spesso le prime pagine dei giornali.

 

 

La molecola sotto analisi

 

 

Il glifosato è una molecola brevettata dalla Monsanto, la multinazionale americana che si occupa di biotecnologie agrarie, nel 1974. Questo principio attivo è adoperato come erbicida non selettivo in tutto il mondo: coltivazioni arboree, orticole, cerealicole, zone industriali, sedi ferroviarie, argini dei fiumi, parchi e aree pubbliche sono state irrorate con questa tipologia di prodotti. È “non selettivo” proprio perché uccide tutte le specie vegetali che ne vengono a contatto, inibendone l’enzima EPSP (3-fosfoshikimato 1-carbossiviniltransferasi) - da cui dipende la sintesi degli amminoacidi aromatici nei cloroplasti - e l’intera fotosintesi clorofilliana. Anche la fauna acquatica che ne venisse a contatto sarebbe danneggiata. Gli unici a resistere a un attacco di questo tipo? Sono il mais, la soia, la colza e il cotone geneticamente modificati per non subire danni da parte di questo diserbante.

 

 

 

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Cancerogeno o no?

 

 

Questa molecola può essere dannosa anche per la salute umana? La questione è controversa: nel 2015 lo IARCInternational Agency for Research on Cancer, organismo che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato il glifosato come potenziale cancerogeno, probabile causa del linfoma non-Hodgkin e di danni al DNA e ai cromosomi delle cellule umane. Pochi mesi dopo l’EFSAEuropean Food Safety Authority, l’agenzia dell’Unione Europea che si occupa di sicurezza alimentare, ha smentito le conclusioni dello IARC, ricevendo successivamente man forte dalla stessa OMS e della FAOFood and Agriculture Organization of the United Nations. Opinioni così contrastanti sembrano scaturire da metodi d’analisi differenti: l’EFSA avrebbe preso in considerazione unicamente la molecola di glifosato mentre lo IARC tutti i composti presenti negli erbicidi contenenti anche il principio attivo incriminato.

 

 

La situazione italiana

 

 

I dubbi sulla sicurezza del glifosato non sono stati del tutto fugati, tanto che la stessa EFSA ha stabilito una dose massima consentita che può essere ingerita in un giorno, pari a 0,5 milligrammi per chilo di peso corporeo. Ci saranno quindi controlli sugli alimenti, i quali non dovranno contenere più di una determinata quantità di molecola. Ogni Stato membro europeo è, però, libero di limitare o vietare del tutto l’utilizzo di pesticidi nel proprio territorio. L’Italia ha proibito l’uso di erbicidi contenenti glifosato nei parchi, giardini pubblici, aree giochi e cortili interni di scuole e ospedali e, con il decreto del Ministero della Salute, sta impedendo agli agricoltori di irrorare prima della raccolta e di immettere nuovi prodotti a base della sostanza sul mercato.

 

 

Per conoscere meglio la storia dell’utilizzo del glifosato e i suoi effetti, acquistate il numero di Sapere di dicembre e leggete l’articolo “Glifosato: una storia inquietante” di Patrizia Gentilini.

copertina   agosto-settembre 2017

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