Sapere Scienza

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LHC stringe il cerchio intorno alle particelle "partner" della Supersimmetria

18 Maggio 2015

Siamo più vicini alla scoperta delle particelle partner? Due esperimenti condotti all'LHC stringono il cerchio intorno a queste speciali particelle elementari che potrebbero confermare la Teoria della Supersimmetria.

Secondo questa teoria, formulata indipendentemente negli anni Settanta da diversi fisici delle particelle, ogni fermione e ogni bosone posseggono, rispettivamente, un fermione e bosone simmetrico, ossia di uguale massa ma con uno spin (una rotazione) differente. Queste particelle omologhe sono chiamate particelle partner e, appunto, in un mondo supersimmetrico ogni particella, compresi per esempio il bosone di Higgs, l'elettrone o il neutrino, ha un partner identico in tutto e per tutto, tranne che nello spin. La Teoria della Supersimmetria potrebbe risolvere alcuni problemi del Modello Standard: purtroppo, finora le particelle supersimmetriche non sono state mai osservate.

 

Un risultato cercato da trent'anni

Ora però, è arrivato un risultato molto importante in questa direzione. Gli esperimenti LHCb e CMS del Large Hadron Collider del CERN di Ginevra hanno infatti permesso di assistere a un fenomeno rarissimo e ricercato da oltre trent'anni che potrebbe aiutare a trovare le particelle partner. Come si legge sulla rivista Nature, una collaborazione internazionale (alla quale partecipa anche l'Italia con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ha osservato il decadimento dei mesoni B, un fenomeno che svela che le particelle partner di quelle conosciute hanno una massa più grande di quanto si pensasse e quindi fornisce un'indicazione su dove andare a cercarle per trovarle. "Il risultato ottenuto è molto importante e conferma ancora una volta le predizioni del Modello Standard", commenta Fabrizio Palla, ricercatore della sezione INFN di Pisa e responsabile italiano dell'analisi pubblicata. Ora, la palla ritorna di nuovo all'LHC, da cui ci si aspettano nuovi dati nel momento in cui comincerà a lavorare al doppio della potenza a cui ha operato finora.

 

[Immagine: credit INFN]

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