Sapere Scienza

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NEWS - Materia & Energia

Alcuni di voi avranno sentito spesso parlare del paradosso del gatto di Schrödinger. Chi non ha approfondito il discorso avrà più o meno capito che si tratta di un esperimento ideale legato alla meccanica quantistica e che, alla fine della storia, il gatto muore. Gli scienziati della Yale University, più per amore della fisica che per quello per il micio virtuale, hanno provato a salvare l'animale. Come? Nei prossimi paragrafi ci dedicheremo a un breve ripasso sul gatto di Schrödinger, sui salti quantici e capiremo la rilevanza dei risultati dello studio in campo tecnologico.

Quanto è lunga la vita di un neutrone? Lungi da noi personificare una particella subatomica. Con questa domanda intendiamo descrivere il dubbio che da anni assilla gli scienziati: in quanto tempo un neutrone decade? Una delle News di Nature ha spiegato quali sono stati i problemi nella misurazione di questo valore, perché è così importante conoscerlo e i passi avanti verso la soluzione di questo interrogativo.

Sono passati 7 anni da quando il bosone di Higgs è stato rilevato all'interno dell'acceleratore di particelle LHC, il Large Hadron Collider. Ora si sta cercando di costruire un successore di LHC, più grande - un tunnel circolare di 100 chilometri, contro i 27 del suo predecessore - per avere uno strumento in grado di raggiungere una precisione maggiore ed effettuare nuove misure per continuare l'avventura verso una nuova fisica. Un articolo di recente pubblicato su Quanta magazine discute dei misteri non ancora svelati legati al bosone di Higgs e dell'utilità di un nuovo acceleratore.

Il trascorrere del tempo può essere quasi un'ossessione per alcuni di noi. Quante volte avremmo voluto possedere il controllo del suo fluire, avremmo desiderato tornare indietro? Il passare di anni, mesi, settimane, giorni, ore, secondi, ci interessa e i suoi effetti li osserviamo prima di tutto riflessi davanti allo specchio. Tutto questo è scientificamente spiegabile con quella che viene definita la freccia del tempo, la progressione da ordine a disordine. Le direzione di questa freccia non può essere modificata, per questo motivo non potremo mai cancellare le nostre rughe o riportare alla forma originaria una tazza rotta. O ci sbagliamo? Un team internazionale di ricercatori ha svolto un nuovo esperimento, esaminando se in natura sia possibile tornare indietro nel tempo spontaneamente e hanno cercato anche di farlo artificialmente, con i qubit di un computer quantistico.

Se materia e antimateria sono equivalenti, perché il nostro universo è composto esclusivamente di materia? Un passo avanti per rispondere a questa domanda fondamentale, che da decenni sta tenendo impegnati i fisici di tutto il mondo, arriva oggi grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Bologna e della sezione bolognese dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Un recente studio dell'Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISC) indica come sfruttare la perturbazione generata durante la misurazione di determinati sistemi fisici per realizzare minuscole macchine termiche in grado, per esempio, di raffreddare le unità fondamentali di informazione quantistica, i qubit, così come richiesto per l'effettivo funzionamento dei computer quantistici. Il lavoro è pubblicato su Physical Review Letters.

Il mondo dell'infinitamente piccolo è un territorio sconfinato da esplorare per la fisica delle particelle. Tanti sono i fenomeni ancora da spiegare che potrebbero aiutarci a rendere sempre più definito il quadro delle caratteristiche della materia. Poche settimane fa, nella rivista Nature, è stato pubblicato un lavoro che spiega uno dei segreti che gli scienziati hanno cercato di svelare per ben 35 anni: perché i quark si muovono più lentamente in atomi più grandi.

Un gruppo di ricerca dell'Istituto di Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Catania (CNR-IMM) coordinato da Alessandra Alberti e da Antonino La Magna, in collaborazione con gli scienziati dell'Istituto di nanotecnologia del CNR di Lecce (CNR-Nanotec) guidati da Silvia Colella, ha raggiunto un'importante innovazione nel campo del fotovoltaico ibrido a perovskite, grazie all'impiego dell'azoto. Lo studio è pubblicato sulla rivista Advanced Energy Materials.

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