Sapere Scienza

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NEWS - Medicina & Salute

Un gruppo di ricerca del MIT-Massachusetts Institute of Technology, in collaborazione con la Harvard Medical School, il Brigham and Women's Hospital e la Novo Nordisk, ha progettato e testato una pillola che potrebbe essere usata per rilasciare una dose di insulina oralmente, sostituendo così le iniezioni a cui sono sottoposti i pazienti di diabete di tipo 1 ogni giorno. Lo studio è stato pubblicato su Science.

L'esistenza di dispositivi che tracciano alcuni dei nostri parametri fisiologici non è una novità. Alcuni sono già a nostra disposizione: un esempio è il Fitbit, un orologio che, quando è indossato, è in grado di fornirci dati sulla nostra attività fisica, sul battito cardiaco e sui ritmi di sonno. Ce ne sono altri, in fase di sperimentazione, come abbiamo potuto leggere in articoli precedenti, ancora molto legati a componenti elettroniche invadenti. Gli scienziati che hanno pubblicato recentemente i risultati del proprio lavoro su Science Advances, però, stanno facendo un ulteriore passo in avanti.

Il tumore al seno e alle ovaie ha, come tutte le neoplasie, un'origine multifattoriale, ma due geni sono particolarmente importanti per la loro insorgenza, e sono quelli che codificano per le proteine BRCA1 e BRCA2 che servono a riparare il DNA danneggiato In una ricerca condotta nei laboratori dell'IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano alcuni ricercatori hanno esaminato per la prima volta un nuovo aspetto del loro meccanismo di azione.

Sono numerose le ricerche che collegano il cervello e l'intestino e, ancora una volta, ci sarebbe qualcosa che accomuna i due organi. Sappiamo tutti dell'esistenza della flora batterica nel nostro intestino, microrganismi che vivono nel nostro corpo senza danneggiarlo. Anzi, sono coinvolti in differenti aspetti del benessere, influenzando le difese immunitarie e il corretto funzionamento dell'apparato digerente. Uno studio presentato in un poster per il meeting annuale della Society for Neuroscience, negli Stati Uniti, sembra fornire i primi indizi della presenza di un microbioma anche nel nostro cervello.

Dalle cronache degli ultimi mesi si evince quanto il morbillo stia tornando a minacciare la salute della popolazione italiana. Secondo i dati riportati su Epicentro, il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica, in Italia dal 1 gennaio al 31 ottobre 2018 sono stati segnalati 2.368 casi di morbillo. Il 90% si è verificato in otto regioni - la Sicilia ha presentato, però, un'incidenza più elevata - e l'età mediana è di 25 anni. Purtroppo ben 463 casi si sono verificati in bambini di età inferiore a 5 anni, di cui 153 avevano meno di 1 anno. Sono 8 i decessi segnalati nel 2018 e 13 quelli contati da gennaio 2017 a oggi.
Spesso si hanno le idee confuse su questa malattia e sull'unico modo per non contrarla, il vaccino. Cerchiamo di liberarci da dubbi e paure ingiustificate.

Domani si celebrerà la Giornata Mondiale della lotta contro l'AIDS e, proprio in questi giorni sono stati diffusi i promettenti risultati di ricerche per combatterlo. Da un lato c'è la nascita di due gemelle i cui genomi sono stati - forse - modificati con la tecnica CRISPR-Cas9 affinché fossero immunizzate nei confronti del virus; dall'altro, su Science Advances, è stato appena pubblicato uno studio su un vaccino basato su una strategia differente dalle precedenti. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta.

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Soffrire di un'allergia alimentare può peggiorare di molto la qualità di vita di una persona: nonostante tutte le precauzioni che possono essere prese e l'aumentata sensibilità al problema di aziende e ristoratori, ci si sente - e di fatto si è - costantemente esposti al rischio di reazioni di gravità crescente che, in alcuni sfortunati casi, possono portare anche alla morte. Fino a oggi le uniche armi a disposizione degli allergici erano evitare totalmente l'assunzione del cibo in questione e, in caso di reazione, un'iniezione di epinefrina. Un articolo pubblicato su Science descrive nuove possibili strade per aiutare i pazienti che soffrono di questo difficile problema. Si tratta di un'immunoterapia che, però, non è priva di rischi.

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