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NEWS - Medicina & Salute

Un primo passo verso la sperimentazione in batteria di terapie personalizzate, in sostituzione dei test farmacologici sugli animali: è la generazione di organi-modello mediante bio-stampa 3D. Questo studio è stato condotto dall'Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia (IBCN) del CNR, dal Campus Biomedico di Roma e dalla Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso e pubblicato su Scientific Report.

La Giornata Mondiale per il Cuore sarà celebrata domani, 29 settembre. Secondo i dati diffusi dalla Fondazione Italiana per il Cuore, in Italia 127.000 donne e 98.000 uomini muoiono ogni anno per malattie cardio-cerebrovascolari (ad esempio infarto e ictus) e, molti di questi casi, si verificano prima dei 60 anni di età. Un dato positivo è la diminuzione di oltre il 35% del tasso di mortalità in 11 anni e, per favorire questo tendenza, è necessario puntare sulla prevenzione.

Uno studio dell'Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del CNR, in collaborazione con la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, ha analizzato il profilo di sicurezza della metformina e del suo utilizzo nel diabete gestazionale. Il farmaco, che ha subìto un'espansione delle indicazioni d'uso, sembra non essere legato a un aumento del tasso di anomalie congenite. Il lavoro è stato pubblicato su British medical journal.

Secondo i dati raccolti in Italia tra il 2015 e il 2017 e pubblicati pochi mesi fa nel report dell'ISTAT, "La salute mentale nelle varie fasi della vita", con l'invecchiamento della popolazione, la malattia di Alzheimer e le demenze sono diventate patologie rilevanti per la salute pubblica. Si stima che circa il 4,7% della popolazione anziana ne sia affetta, in particolare le donne che superano gli ottanta anni (14,2%). Entrambe le malattie sono presenti tra le cause di morte in oltre 52.000 casi all'anno di decessi di anziani. In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer che si celebra oggi, 21 settembre, vi parleremo della malattia e di un nuovo strumento ideato per migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Molti pazienti affetti da depressione o disturbi d'ansia vivono stati d'animo negativi che li portano a focalizzare l'attenzione sui possibili svantaggi di una data situazione, invece che sui benefici potenziali. I neuroscienziati del MIT-Massachusetts Institute of Technology hanno localizzato una regione del cervello che può generare questa tipologia di risposta pessimista. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Neuron.

I broccoli, i carciofi, i cavolini di Bruxelles ma anche il cioccolato extrafondente o le bietole. Sono tutti cibi sani che hanno un sapore amaro o astringente. Molte persone trovano difficile cambiare le proprie abitudini alimentari per seguire uno stile di vita più corretto anche per questi piccoli ostacoli sensoriali che impediscono di mangiare un determinato prodotto perché il suo gusto è avvertito come poco piacevole. Alcuni scienziati della Purdue University, negli Stati Uniti, hanno trovato una delle chiavi delle nostre preferenze alimentari nella saliva.

Anno 1947, foresta di Zika, Uganda. Nella penombra della fitta vegetazione un gruppo di cacciatori controlla sei macachi ingabbiati, ne esaminano il loro stato di salute, ne misurano la temperatura corporea e ne valutano le condizioni generali. Le scimmie non sono le loro prede, sono solo delle esche: quegli uomini sono cacciatori di virus. Negli anni '40 molti microrganismi sono stati scoperti da gruppi come quello: il virus della febbre della Rift Valley, quello della febbre gialla, il virus Bunyamwera, e tanti altri.
Dopo qualche giorno, uno dei sei macachi ha la febbre e viene trasportato nei laboratori della città di Entebbe, che allora era la capitale del protettorato britannico dell'Uganda. La scimmia guarisce dopo qualche giorno, ma dal suo sangue viene isolato un nuovo patogeno: il virus Zika, detto anche, all'inglese, Zika virus. Tre anni dopo si scoprì che il virus si trasmette attraverso la puntura di alcune zanzare e che può infettare anche l'uomo.

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In medicina la raccolta di un gran numero di dati provenienti da una popolazione estesa di pazienti è considerata, ormai da molto tempo, l'approccio giusto per giungere alla comprensione dello sviluppo di malattie e alla progettazione delle giuste terapie. È stato, però, pubblicato da poco un articolo della University of California di Berkeley, in collaborazione con la Drexel University di Philadelphia, la University of Pennsylvania e la Groningen University, che suggerisce che l'uso dei big data potrebbero non essere la soluzione migliore.

Estate, tempo di vacanza ma anche di buon cibo. Frutta succulenta, qualche scampagnata con gli amici e, soprattutto, tanto pesce, magari abbinato a crostacei e frutti di mare. A parziale giustificazione dei nostri peccati di gola legati ai prodotti della pesca, la convinzione che si tratti di cibi ricchi dei cosiddetti omega-3, che fanno bene alla nostra salute.

Ha senso mettere a punto una terapia per una malattia che non esiste? Se si tratta di vaiolo, la risposta è sì. Il 13 luglio scorso, la Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia governativa statunitense che, tra l'altro, si occupa di regolamentare e controllare l'immissione sul mercato dei farmaci, ha autorizzato l'uso del tecovirimat, una sostanza indicata nel trattamento della patologia.

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