Sapere Scienza

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Bere caffè (anche decaffeinato) allunga la vita

13 Luglio 2017

Un nuovo studio proverebbe che bere caffè -anche decaffeinato- allunga la vita. Bere caffè è infatti legato alla riduzione del rischio di morte a causa di malattie cardiache, cancro, ictus, diabete e malattie respiratorie e renali.

Le etnie prese in considerazione sono afro-americani, nippo-americai, latini e bianchi. I soggetti che consumavano una tazza di caffè al giorno avevano il 12 per cento in più di probabilità di vivere più a lungo, rispetto a quelli che non bevevano caffè. La probabilità saliva al 18 per cento, se si consumavano 2-3 tazze di caffè al giorno.

 

Anche decaffeinato

I minori tassi di mortalità erano slegati dal fatto che si consumasse caffè normale o decaffeinato, il che suggerische che "l'associazione non si deve alla caffeina; attualmente non sappiamo per quale motivo il caffè prolunghi la vita ma esiste un'associazione" ha spiegato Veronica Setiawan, della University of Southern California, tra gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Il Multiethnic Cohort Study ha coinvolto oltre 215 mila partecipanti ed è finora lo studio più ampio, in termini di etnia, che esamina fattori di rischio legati allo stile di vita che potrebbero portare al cancro. Precedenti ricerche condotte sempre dalla University of Southern California avevano indicato che bere caffè era associato con un rischio ridotto di molti tipi di cancro, diabete, malattie epatiche, Parkinson, e altre malattie croniche. "Il caffè contiene molti antiossidanti e composti fenolici che giocano un ruolo importante nella prevenzione del cancro" ha spiegato Setiawan.

 

La "riabilitazione" del caffè

Dopo 25 anni durante i quali il caffè è stato indicato come pericoloso per il cancro alla vescica, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'anno scorso, ha chiarito che il caffè riduce il rischio di cancro al fegato e all'utero. "Alcune persone si preoccupano che bere caffè possa essere poco sano perché il caffè potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache, di ulcere allo stomaco o i bruciori di stomaco", ha continuato Setiawan, "ma la ricerca non ha per lo più mostrato alcun danno alla salute della persona".

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copertina   luglio-agosto 2017

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