Sapere Scienza

Sapere Scienza

Chi ha paura dei tatuaggi?

5 Dicembre 2017

Secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel 2015, in Italia, il 12,8% della popolazione era tatuato. Questo è sicuramente un fenomeno in crescita da tenere sotto controllo per le sue ricadute sanitarie. Cos’è tecnicamente un tatuaggio? Quali sono i rischi connessi? Sono solo un modo per segnare sul nostro corpo simboli, riflessioni o immagini indelebili di esperienze passate?

 

 

Un tattoo è per sempre

 

 

Un tatuaggio ornamentale è una decorazione permanente realizzata mediante l’inserimento, effettuato con aghi, di sostanze chimiche di diverso colore (i pigmenti) nel derma, lo strato di cute immediatamente sotto l’epidermide. Allora “un tatuaggio è per sempre”? Fortunatamente – soprattutto per i pentiti dell’inchiostro – esistono trattamenti di rimozione con il laser che, in tempi più o meno lunghi, a seconda della dimensione, del tipo di pigmenti e del grado di assorbimento di quest’ultimi, permettono di cancellare via il ricordo indesiderato.

 

 

banner articoli sapere

 

 

Attenzione alle controindicazioni

 

 

Il tatuaggio non è per tutti, infatti ci sono situazioni in cui è possibile imbattersi in gravi controindicazioni. Secondo l’ISS, i tatuaggi sono sconsigliati a coloro i quali:

  • soffrono di malattie della pelle;
  • hanno nei o altre lesioni pigmentate nell’area da tatuare;
  • presentano predisposizione alle allergie;
  • sono fotosensibili;
  • soffrono di disturbi della coagulazione o tendenza a emorragie;
  • sono diabetici;
  • presentano anomalie cardiache;
  • versano in condizioni immunosoppressive o hanno malattie che predispongono alle infezioni;
  • sono in gravidanza o stanno allattando.

 

 

Non solo estetica

 

 

Quali sono i rischi di chi si tatua in centri non autorizzati? Infezioni da patogeni, tra i quali il temibilissimo Staphylococcus aureus (resistente all’antibiotico meticillina), ma anche i virus dell’epatite e l’HIV. Esistono però, tatuaggi con finalità mediche, ad esempio quelli per la ricostruzione dell’areola e del capezzolo dopo interventi di mastectomia, quelli per il camouflage di cicatrici o quelli legati a malattie come l’alopecia areata e la vitiligine. Ci sono anche particolari tatuaggi per le affezioni croniche: nanoparticelle poste sottopelle che bloccano l’azione di cellule coinvolte in patologie autoimmunitarie.

 

Recentissima è la notizia, proveniente dal MIT (Massachusetts Institute of Technology), di un tatuaggio 3D composto di cellule vive geneticamente programmate, stampabile sulla pelle e in grado di illuminarsi se sottoposto a determinati stimoli. I batteri utilizzati per la realizzazione di questo particolarissimo "cerotto" sono sensibili a diversi agenti chimici e molecole. In futuro questi curiosi tattoo potrebbero essere adoperati per la somministrazione di terapie a lungo termine o per la realizzazione di "computer viventi", in grado di scambiarsi informazioni come attualmente fanno i transistor nei microchip.

 

 

 

Recentemente uno studio ha evidenziato gli effetti negativi della migrazione nel corpo delle particelle di pigmento dei comuni inchiostri per tatuaggi. Per approfondire questo argomento, leggete la sezione "News" nel nuovo numero di Sapere.

copertina   agosto-settembre 2017

  COMPRA IL NUMERO

 
  ABBONATI

 
  SOMMARIO

 
  EDITORIALE

BANNERABBONATI

iscriviti copia

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.