Sapere Scienza

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Creme solari, tra scienza e falsi miti

8 Luglio 2019

È estate e siamo tutti pronti a veri e propri bagni di sole, al mare e in montagna. Senza però dimenticare di spalmarci la protezione solare più adatta al nostro tipo di pelle, per combattere gli effetti nocivi dell'esposizione al sole. In questo periodo tanto si sta leggendo riguardo pro e contro di questi prodotti. Cerchiamo di orientarci tra le ultime notizie.

 

Proteggersi dai raggi ultravioletti

 

Prima di tutto ricordiamoci a cosa serve la protezione solare. I filtri solari, che siano spray, gel o lozioni, servono a schermarci dalle radiazioni ultraviolette contenute nelle emissioni solari. A seconda della loro lunghezza d'onda, possiamo distinguere i raggi UVA e i raggi UVB: i primi hanno lunghezze d'onda comprese tra i 315 e i 400 nanometri, i secondi tra i 280 e i 315. Minore è la lunghezza d'onda maggiore la capacità di penetrazione e, quindi, la loro pericolosità. Una crema protettiva deve schermare entrambi i tipi di radiazioni ultraviolette poiché, sebbene gli UVB siano la causa dell'abbronzatura e dei danni derivanti da essa quali eritemi, scottature fino ad arrivare a ustioni, anche gli UVA sono responsabili, oltre che di invecchiamento cutaneo, rughe e macchie, anche di effetti più rovinosi, inducendo un aumento del rischio di tumori cutanei.

 

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Occhio all'etichetta

 

Come comprare il prodotto più giusto per le nostre esigenze? È necessario saper leggere l'etichetta. Già da qualche anno, in Europa, è stata eliminata la dicitura waterproof, sostituita dalla più veritiera water resistant che ci rende consapevoli della necessità di applicare la crema più volte al giorno, dopo le nostre nuotate in mare, al lago o in piscina. L'informazione più importante è l'SPF, Sun Protection Factor, fattore di protezione solare, il cui valore indica la capacità di protezione dalle radiazioni UVB. Quando questo fattore è compreso tra 6 e 10 la protezione sarà bassa, tra 15 e 25 media, tra 30 e 50 alta e 50+ molto alta. In realtà quando l'SPF è al di sotto di 15 il prodotto non potrà fregiarsi della dicitura "protegge dai raggi UV".
Anche la data di scadenza non va ignorata. Le creme solari non vanno mai utilizzate dopo l'anno dall'apertura del contenitore.

 

Le protezioni solari impediscono l'assorbimento della vitamina D?

 

I raggi UV, però, non sono soltanto nemici, giocano infatti un ruolo fondamentale nella sintesi di vitamina D, un regolatore del metabolismo del calcio, quindi utile nell'azione di calcificazione delle ossa, che contribuisce anche al mantenimento dei corretti livelli di fosforo nel sangue.
La vitamina D è presente in quantità minori in alimenti quali alcuni pesci grassi (ad esempio il salmone), latte e derivati, uova, fegato e verdure verdi. Un apporto maggiore è presente nell'olio di fegato di merluzzo, difficile da assumere per il caratteristico sapore. Però è l'esposizione ai raggi solari il modo migliore per accumulare questa preziosa vitamina. Gli schermi solari impediscono questo processo, così utile per nostra salute? Un recente studio, per l'esattezza una review sistematica di una serie di studi pubblicati tra il 1970 e il 2017, indica che l'utilizzo di creme solari, in condizioni reali, non dovrebbe compromettere l'assorbimento di vitamina D. Nelle conclusioni, però, è evidenziata l'assenza di prove riguardanti SPF alti. Una passeggiata al sole di meno di un'ora, in maglietta e pantaloncini corti, in queste assolate giornate estive vi aiuterà ad accumulare la vostra bella scorta di vitamina D.

 

I filtri solari penetrano nel nostro organismo?

 

I filtri chimici possono essere dannosi? È stato pubblicato i primi di maggio su JAMA-Journal of American Medical Association un lavoro preliminare riguardante il possibile assorbimento di composti contenuti nelle creme solari da parte dell'organismo. Dobbiamo temere questo fenomeno e iniziare a evitare questi prodotti? Piccolo spoiler prima di parlare dell'esperimento e dei dati: assolutamente no, la protezione è fondamentale per evitare di aumentare il nostro rischio di sviluppare malattie quali melanoma cutaneo, carcinoma squamoso della pelle, carcinoma basocellulare o cheratosi.
Gli autori della ricerca si sono posti, nello specifico, questa domanda: qual è la massima concentrazione nel sangue di ingredienti attivi provenienti dalle creme solari nelle condizione di uso massime? Per rispondere a questo quesito, 24 volontari hanno applicato una quantità di protezione solare pari a 2 milligrammi per un centimetro quadrato di pelle sul 75% della loro superficie corporea per 4 volte, durante 4 giornate. Ben 30 campioni di sangue sono stati prelevati da ciascun partecipante in 7 giorni.
I composti avobenzone, ossibenzone, octocrilene e ecamsule hanno mostrato di superare significativamente il limite stabilito dalla Food and Drug Administration (FDA), l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Questo cosa significa? L'assorbimento di un ingrediente dalla pelle fino alla circolazione del sangue non è di per sé un'indicazione di pericolosità ma saranno necessari ulteriori controlli per determinare la sicurezza delle creme solari, soprattutto considerandone l'uso ripetuto. In attesa di questi risultati, la scelta migliore per la nostra salute continuerà a essere l'utilizzo delle protezioni insieme ad altri comportamenti corretti come indossare vestiti che proteggano il nostro corpo e stare all'ombra nelle ore di maggiore insolazione, non dimenticando occhiali da sole e cappellino.

 

La nostra stella può essere per noi anche un grande alleato. Come? Per saperlo, acquistate e leggete l'articolo di Alessandro Massi Pavan e Vanni Lughi, "La forza del Sole", pubblicato nel numero di giugno 2017 di Sapere.

 

Credits immagine: foto di chezbeate da Pixabay

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copertina   luglio-agosto 2019

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