Sapere Scienza

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Gli omega-3 fanno davvero così bene?

10 Agosto 2018

Estate, tempo di vacanza ma anche di buon cibo. Frutta succulenta, qualche scampagnata con gli amici e, soprattutto, tanto pesce, magari abbinato a crostacei e frutti di mare. A parziale giustificazione dei nostri peccati di gola legati ai prodotti della pesca, la convinzione che si tratti di cibi ricchi dei cosiddetti omega-3, che fanno bene alla nostra salute.

 

Dagli acidi grassi agli omega-3

 

Cosa sono gli omega-3? Sono acidi grassi, molecole in cui gli atomi del carbonio formano lunghe catene, e che si dividono in saturi e insaturi. La differenza è molto semplice: in questi ultimi, alcuni atomi di carbonio sono legati tra loro da doppi legami. Gli omega-3 appartengono proprio alla categoria degli acidi grassi insaturi, in cui gli atomi con il doppio legame sono il terzultimo e il quartultimo.

 

Acidi grassi saturi e insaturi

 

Struttura chimica di un acido grasso saturo e di uno insaturo. Immagine modificata. Credits: OpenStax College [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons

 

Omega3

 

Acido linolenico. Immagine modificata. Credits: Attabey [CC BY-SA 4.0], from Wikimedia Commons

 

 

Si tratta di sostanze essenziali, che non vengono prodotti dal nostro organismo ma che devono essere necessariamente assunte con l'alimentazione. Da tempo agli omega-3 si attribuiscono numerosi effetti benefici, poiché sarebbero capaci di tenere sotto controllo la trigliceridemia (la quantità di trigliceridi presente nel sangue) e il cosiddetto colesterolo cattivo (LDL) aumentando quello che è il colesterolo buono (HDL). Inoltre, gli omega-3 sono considerati protettori del nostro sistema cardiocircolatorio, svolgendo un'azione di prevenzione dalle malattie cardiovascolari.
Una doccia fredda, però, è in arrivo.

 

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Uno studio approfondito

 

È stato pubblicato, sulla prestigiosa collana Chocrane Database of Systematic Reviews, un poderoso lavoro di un gruppo di ricercatori appartenenti a diverse università britanniche che mette in discussione l'efficacia degli omega-3 nel prevenire problemi al cuore e al nostro apparato circolatorio. L'analisi ha incluso 79 studi che, a loro volta, coinvolgevano complessivamente più di 112.000 persone, aventi come oggetti proprio la correlazione tra assunzione di omega-3 e l'incidenza di patologie cardiovascolari. Nello specifico si prendevano in considerazione gli effetti di due tipi diversi di omega-3: quelli a lunga catena (LCn3), presenti soprattutto nel pesce, e l'acido alfa-linoleico, presente negli oli di origine vegetale. I risultati di queste analisi hanno messo in evidenza luci e ombre sul consumo di questo nutriente.

 

Omega-3 e malattie cardiovascolari
 

Da una parte, lo studio ha confermato che i LCn3 hanno effettivamente una leggera azione benefica nella riduzione del livello di trigliceridi nel sangue e nell'aumento del colesterolo buono, l'HDL. Al contrario, gli effetti sono minimi o assenti sulla riduzione dei problemi cardiovascolari quali infarti, aritmie e problemi ad arterie e coronarie. Inoltre non ci sono benefici nemmeno sulla mortalità legata a problemi cardiocircolatori.
Le cose non cambiano nemmeno quando è l'acido alfa-linoleico a essere sotto la lente di ingrandimento. La sua assunzione con la dieta, infatti, non ridurrebbe la mortalità per problemi cardiovascolari, mentre potrebbe esserci una leggera riduzione degli eventi cardiocircolatori e le aritmie. La correlazione tra assunzione di omega-3 vegetali e protezione dall'infarto non è, invece, chiara in quanto, dall'analisi, sono emersi informazioni contrastanti.

 

Pesce o non pesce?

 

Cosa ci dicono questi dati? Che il pesce non fa tanto bene quanto credevamo? Lungi da noi quest'idea. Pesce e oli vegetali sono ottimi alimenti, ricchi di sostanze nutritive utili e indispensabili. Gli stessi omega-3 sono essenziali per noi e devono essere assunti con l'alimentazione, altrimenti potrebbero insorgere delle pericolose carenze. Questo vuol dire che è fondamentale assumere omega-3, magari proprio attraverso i prodotti ittici, ma senza fare ricorso ai tanti integratori che attualmente sono in commercio e che la pubblicità ci propone. Essi sono sicuramente necessari in presenza di condizioni serie e clinicamente dimostrate quali, ad esempio, gravi ipertrigliceridemie. Negli altri casi, forse, è meglio soprassedere: anche se non è un comportamento dannoso, potrebbe rivelarsi completamente inutile.

 

Sempre a proposito delle proprietà dei cibi vi consigliamo di leggere l'articolo "Alimentazione come terapia: dall'ipotesi all'evidenza scientifica" di Laura Teodori e Luigi Campanella, pubblicato nel numero di giugno 2016 di Sapere.

copertina   luglio-agosto 2018

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