Sapere Scienza

Sapere Scienza

I batteriofagi: un cocktail di virus all’attacco dei microbi più resistenti

14 Maggio 2019

I batteri sono sempre più agguerriti e resistenti. Come li combatteremo quando gli ultimi antibiotici diventeranno inutili? Semplice, con i batteriofagi: virus che colpiscono e distruggono i batteri. Sono loro che hanno aiutato un giovane adolescente a sconfiggere un grave caso di infezione da Mycobacterium abscessus.

 

Un caso (apparentemente) senza speranza

 

Un gruppo di ricercatori delle Università di Pittsburg e La Jolla e del Great Ormond Street Hospital di Londra ha pubblicato, sulla rivista Nature Medicine, il risultato di un innovativo trattamento a base di fagi. I fagi (o batteriofagi) sono virus parassiti dei batteri, dai quali vengono replicati e di cui generalmente inducono la disgregazione cellulare.

 

 

Al centro della vicenda c'è un quindicenne affetto da fibrosi cistica che, a causa della sua malattia, era stato sottoposto a un trapianto di polmone. Come si fa in casi del genere, al paziente erano stati somministrati farmaci immunosoppressori, che bloccano le difese immunitarie e prevengono le crisi di rigetto, e antibiotici per ridurre il rischio di infezione. Le cose, però, non stavano andando per il verso giusto. Il ragazzo lamentava forti dolori addominali, il suo fegato funzionava male e qualcosa gli stava danneggiando lo sterno e i tessuti molli che vi erano attorno. Soltanto quando sulle braccia sono apparse delle lesioni simili a grossi noduli, i medici hanno potuto capire che si trattava di un'infezione micobatterica disseminata, causata da Mycobacterium abscessus massiliense. Si tratta di un microrganismo molto insidioso, parente stretto di quelli che causano la tubercolosi e la lebbra, e che è sempre molto difficile da combattere perché poco sensibile agli antibiotici. Se poi il ceppo sviluppa ulteriori resistenze, è facile immaginare che diventi praticamente indistruttibile. Proprio questo tipo di batterio si stava diffondendo nel corpo del giovane paziente e la somministrazione di numerosi farmaci per più di 9 mesi non stava sortendo alcun effetto.

 

banner articoli sapere4

 

 

Un cocktail di fagi

 

È stato allora che gli scienziati hanno deciso di tentare una strada fino ad allora poco battuta: i fagi. Le cose però non erano così semplici. I batteriofagi si possono trovare ovunque ma, come tutti i virus, possiedono una forte specificità d'ospite, possono cioè infettare solo determinati tipi di cellule e non altre. Per esempio, il virus dell'epatite B può penetrare solo nelle cellule del fegato dell'uomo e di pochissime altre specie animali, e non in altre. Questo vale anche per i fagi: ognuno può colpire solo un certo tipo di bersagli. Si è trattato, quindi, di trovare i virus giusti per il ceppo (chiamato GD01) che aveva colpito l'adolescente. Un piccolissimo ago in un pagliaio immenso.
Un primo aiuto è giunto dal lavoro del SEA-PHAGES, un corso universitario in cui gli studenti si dedicano al phage hunting, la caccia e la collezione dei fagi. Tra quelli raccolti, i ricercatori hanno individuato tre virus, chiamati Muddy, ZoeJ e BPs, che potevano attaccare GD01. Solo Muddy, però, sembrava funzionare al meglio, mentre gli altri due avevano le potenzialità per distruggere Mycobacterium abscessus, ma la loro azione era piuttosto blanda. Per questo motivo gli autori hanno modificato geneticamente ZoeJ per rimuovere un repressore, ossia un gene che ne limitava la funzionalità.
Una volta individuati i virus, bisognava scegliere quale usare. In questo caso la decisione è stata più semplice: i tre fagi dovevano essere somministrati insieme per evitare che il ceppo batterico GD01, che stava infettando il ragazzo, potesse sviluppare resistenza a uno dei tre e quindi sopravvivere. La ricetta per un cocktail di batteriofagi era pronta.

 

La terapia e i suoi risultati

 

Ogni 12 ore, 10 miliardi di fagi sono stati somministrati al giovane paziente per via endovenosa per 32 settimane. La terapia è stata lunga ma, fortunatamente, ben tollerata considerando che non sono stati registrati effetti collaterali degni di nota. Dopo un mese di cura, la ferita allo sterno ha iniziato a migliorare ma le lesioni sulle braccia non sembravano trarre giovamento. Per questo, oltre alle iniezioni, i fagi sono stati applicati anche per via cutanea, come fossero gli ingredienti di una lozione o una pomata.
Nel corso dei 6 mesi successivi, l'infezione micobatterica disseminata ha mostrato chiari segni di remissione, e anche la funzionalità di fegato e polmoni è migliorata e, soprattutto, i campioni di siero e saliva non contenevano più Mycobacterium abscessus, indizio dell'efficacia della lotta contro il batterio.
Il cocktail di fagi ha funzionato.

 

Per approfondire il tema dell'antibioticoresistenza, acquistate e leggete l'articolo di Barbara Mognetti, "La resistenza agli antibiotici: meccanismi e implicazioni", pubblicato nel numero di febbraio 2015 di Sapere.

 

Credits immagine: AFADadcADSasd [CC BY 4.0]

copertina   settembre-ottobre 2019

  COMPRA IL NUMERO

 
  ABBONATI

 
  SOMMARIO

 
  EDITORIALE

bannerCnrXSapere 0

iscriviti copia

clark

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.