Sapere Scienza

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Influenza: informatica aiuta a ottenere un vaccino universale

14 Ottobre 2016

Quest'anno l'influenza è temibile ed è arrivata prima del previsto. Un nuovo studio internazionale promette tuttavia grandi passi avanti nella lotta a questi virus stagionali (che vanno individuati di anno in anno) con un unico "vaccino universale".
Il vaccino sviluppato da Derek Gatherer della Lancaster University e colleghi spagnoli promette di proteggere dall'88 per cento dei ceppi di virus influenzali conosciuti. In più, un secondo vaccino, specifico per gli Stati Uniti, riuscirebbe ad assicurare una protezione che sale al 95 per cento. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Bioinformatics.

 

I vaccini attuali sono sempre efficaci?

"Ogni anno - spiega Gatherer - arriva il vaccino influenzale, che si basa su un ceppo di recente comparsa e che, si spera, sia efficace contro il virus influenzale della stagione. Questo metodo funziona nella maggior parte dei casi, ma qualche volta, come nel caso del vaccino H3N2 dell'inverno 2014-2015, fallisce". Anche quando hanno effetto, poi, i vaccini prodotti con questo sistema sono molto costosi e richiedono grande lavoro. Inoltre, continua Gatherer, "non forniscono alcuna protezione contro potenziali pandemie che potrebbero essere simili, per esempio, all'influenza spagnola del 1918 o a quelle del 1975 e del 1968 che fecero milioni di vittime". Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 500 mila i morti annui nel mondo dovuti alle epidemie influenzali stagionali.

 

 

Qual è il ruolo dell'informatica nella produzione del vaccino?

Combinando informatica e conoscenze biologiche sul virus dell'influenza e sul sistema immunitario umano, Gatherer e colleghi della Aston University di Birmingham e della Universidad Complutense di Madrid hanno contribuito a progettare un nuovo tipo di vaccino che può fornire protezione contro i ceppi influenzali di tipo A (influenza aviaria) e di tipo B (ceppo noto per attaccare solo esseri umani e foche) attivando cellule immunitarie conosciute come CD8+ e CD4+, che agiscono contro specifiche regioni del genoma dell'influenza.

I risultati della ricerca hanno fatto produrre vaccini che, nel caso migliore, hanno fornito una copertura protettiva di oltre il 96 per cento (negli Usa). I componenti di questo vaccino sono piccoli frammenti di virus influenzale - chiamati epitopi - che sono già riconosciuti dal sistema immunitario. "La nostra ricerca è riuscita a trovare un modo computazionale per selezionare epitopi che raggiungono praticamente la piena copertura vaccinale per la popolazione" ha concluso Pedro Reche, co-autore dello studio.

 

Per saperne di più: 

- Influenza: storia naturale di un virus trasformista

copertina   settembre-ottobre 2019

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