Sapere Scienza

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La storia del vaiolo

11 Gennaio 2018

Da alcuni giorni i vaccini sono tornati all’onore delle cronache. Spesso condizionati dalle false notizie, non ricordiamo quanto le vaccinazioni siano fondamentali per la salute pubblica. La storia del vaiolo e della sua eradicazione può aiutarci a capire come la nascita di questo dispositivo di prevenzione abbia migliorato la qualità della vita dell’intera popolazione mondiale.

 

La malattia

 

Il vaiolo è una malattia causata da due tipi di virus che si sviluppano a loro volta in due forme cliniche differenti: il Variola major, a causa del quale il paziente presenta febbre elevata e comparsa di pustole ulceranti su tutto il corpo, e il meno pericoloso Variola minor. Il vaiolo è estremamente contagioso, è fatale nel 30% dei casi e l’uomo è il suo unico ospite. Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto tra persone oppure tramite liquidi corporali infetti (ad esempio la saliva o le escrezioni nasofaringee) o, ancora, toccando gli oggetti personali del paziente infetto quali abiti e lenzuola. Il periodo di incubazione dura da 7 a 17 giorni, in cui appaiono i primi sintomi quali febbre, malessere e dolori muscolari, successivamente compare l’eruzione cutanea che si evolve ricoprendo l’intero corpo e trasformandosi in pustole che, nel migliore dei casi, si staccheranno lasciando la pelle irrimediabilmente butterata. Si presume che questa patologia abbia terrorizzato i popoli sin dal II millennio a.C. - esistono testimonianze che confermano la presenza della malattia in Cina, nel 1122 a.C. - e che le migrazioni, le guerre e le conquiste abbiano provveduto a diffonderlo in tutto il mondo.

 

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Dalla vaiolizzazione al vaccino

 

Tentativi di immunizzazione dal vaiolo erano già stati attuati in Oriente, intorno al I millennio a.C.: in Cina i medici prelevavano le croste secche di malati non gravi, le polverizzavano e le soffiavano all’interno delle narici di persone sane. Questa fu la prima pratica di vaiolizzazione che si sviluppò, in seguito, in altre forme che prevedevano il prelievo del pus vaioloso che veniva somministrato a soggetti sani per via cutanea, con una piccola incisione, una scarnificazione o un’iniezione, oppure il virus era trasmesso attraverso le mucose nasali con fazzolettini impregnati di pus. Questo metodo riuscì a giungere in Inghilterra tra il XVII e XVIII secolo, grazie alla moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, Lady Montagu: sfigurata in precedenza dalla malattia, venne a conoscenza di questa pratica in Turchia e cercò di diffonderla in Europa. È con Edward Jenner, però, che finalmente arriviamo alla realizzazione del vaccino. Il medico inglese iniziò a studiare la relazione tra il vaiolo che colpiva le mucche e quello umano nel 1778: notò che le donne addette alla mungitura, quindi a contatto con il vaiolo bovino, non erano quasi mai colpite dal virus umano (infatti erano famose per la loro pelle perfetta). Dopo anni di ricerche, nel 1796, Jenner prelevò del pus dalla mano di una mungitrice - che aveva quindi contratto la malattia dagli animali - e lo inoculò in un bambino sano di 8 anni. Il procedimento fu ripetuto a distanza di mesi e il bimbo rimase immune: era nata la vaccinazione, che prende il nome proprio dalla derivazione bovina (dal latino vaccinus, di vacca).

 

L’eradicazione e le nuove campagne

 

Il 1966 fu un anno decisivo: scoppiò un’epidemia di vaiolo in Nigeria e questo fu l’inizio di una nuova strategia per combattere il virus. L’immunizzazione di massa con un nuovo vaccino ed efficienti sistemi di sorveglianza, in grado di rilevare in tempi brevissimi nuovi focolai, furono l’arma per l’eradicazione del vaiolo. Il protocollo utilizzato permise una campagna globale di enorme successo. L’ultimo caso isolato risale infatti al 1977, in Somalia e, dopo una serie di controlli, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1979, dichiarò ufficialmente eradicato il vaiolo. In Italia la vaccinazione per questo virus fu abrogata nel 1981.
Recentemente è stato reintrodotto il vaccino per ricercatori e medici che lavorano a contatto con virus simili e, dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, il governo degli Stati Uniti ha dato la possibilità ai cittadini di vaccinarsi per il timore di episodi di bioterrorismo.

 

Se desiderate approfondire il tema dei vaccini, acquistate il numero di ottobre di Sapere e leggete l’articolo di Barbara Mognetti “Il vaccino: l’arma vincente per prevenire le malattie infettive”.

 

Photo Credit: Content Providers(s): CDC/ Fred Murphy [Public domain], via Wikimedia Commons

copertina   marzo-aprile 2018

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