Sapere Scienza

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Smetto quando voglio

18 Dicembre 2017

Questo è il titolo di una divertente trilogia cinematografica italiana ma, riflettendoci, ci riporta tristemente alla gravità del fenomeno delle dipendenze. Le più conosciute sono quelle da alcol, da fumo, da sostanze stupefacenti e farmaci, di cui i recenti dati statistici ci mostrano situazioni a rischio. Un esempio è il binge drinking, l’assunzione di più bevande alcoliche, al di fuori dai pasti e in un lasso di tempo breve: secondo i dati ISTAT del 2016 sul consumo di alcol in Italia, la fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni è quella più a rischio per quanto riguarda il suddetto fenomeno. Questo è solo un aspetto dell’abuso di una sostanza ma cosa succede quando non se ne può più fare a meno?

 

La dipendenza

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce dipendenza “quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comprendono sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta evitare il malessere della sua privazione”. Le sue conseguenze si ripercuotono su molteplici livelli della vita e della salute di una persona: su quello comportamentale, cognitivo, emotivo, relazionale e su quello clinico in senso stretto, provocando danni neurofisiologici. Non molto tempo fa le dipendenze erano considerate un vizio, il prodotto di un deficit morale. Ora si fa riferimento al modello della malattia per cui si è davanti a una vera e propria patologia che altera il funzionamento e la struttura del cervello.

 

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Non solo stupefacenti

 

L’abuso può andare oltre al consumo di una specifica sostanza e, attualmente, la nostra società si trova ad affrontare nemici più astratti di fumo, alcol e droga. Stiamo parlando delle dipendenze comportamentali, manifestazioni in cui non vi è l’assunzione di una sostanza chimica ma l’oggetto del bisogno compulsivo è un comportamento o un’attività spesso lecita e socialmente accettata che, per alcuni individui, si trasforma in malattia. È il caso della ludopatia, la dipendenza da gioco d’azzardo, e dell’internet gaming disorder, la dipendenza da giochi online, inseriti recentemente nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. La ricerca sta, però, approfondendo altri tipi di attività che possono generare fenomeni simili quali l’assunzione di cibi ipercalorici, lo shopping, la new technology addiction (dipendenza da TV, internet, social network e videogiochi), la dipendenza da lavoro (workaholism) e il sesso compulsivo. L’inclusione di quest’ultimo nell’International Classification of Disease è stata fortemente raccomandata dall’OMS.

 

Le possibili cure

 

La cura delle dipendenze è un percorso complesso e gli approcci adoperati sono numerosi: terapie farmacologiche e psicoterapia o terapie cognitive sono le più comuni; ancora allo stadio sperimentale è il trattamento basato sulla stimolazione cerebrale, mentre risulta promettente la mindfulness, una combinazione di meditazione e tecniche per sviluppare la consapevolezza di ciò che si fa e si prova.

 

 

Se desiderate approfondire questo tema, leggete l’articolo “Papaveri e cioccolata” di Massimo Trotta, pubblicato nel numero di dicembre di Sapere.

copertina   settembre-ottobre 2018

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