Sapere Scienza

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SOS morbillo: quello che bisogna sapere sulla malattia

6 Dicembre 2018

Dalle cronache degli ultimi mesi si evince quanto il morbillo stia tornando a minacciare la salute della popolazione italiana. Secondo i dati riportati su Epicentro, il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica, in Italia dal 1 gennaio al 31 ottobre 2018 sono stati segnalati 2.368 casi di morbillo. Il 90% si è verificato in otto regioni - la Sicilia ha presentato, però, un'incidenza più elevata - e l'età mediana è di 25 anni. Purtroppo ben 463 casi si sono verificati in bambini di età inferiore a 5 anni, di cui 153 avevano meno di 1 anno. Sono 8 i decessi segnalati nel 2018 e 13 quelli contati da gennaio 2017 a oggi.
Spesso si hanno le idee confuse su questa malattia e sull'unico modo per non contrarla, il vaccino. Cerchiamo di liberarci da dubbi e paure ingiustificate.

 

Cos'è il morbillo?
 

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus del genere morbillivirus (famiglia dei Paramixovidae). I suoi sintomi sono simili a quelli di una influenza: tosse, naso che cola, occhi rossi, a cui si aggiunge la febbre che può essere anche molto alta. In seguito appaiono dei piccoli puntini bianchi all'interno della bocca e dopo 3-4 giorni sorgono le eruzioni cutanee rosse tipiche della malattia. Quest'ultime si formano dapprima su ascelle e inguine per poi diffondersi sulle restanti parti del corpo. Il periodo d'incubazione, di circa 10 giorni, incomincia quando il virus entra in contatto con il nostro organismo e termina con l'inizio della febbre. Il morbillo è estremamente contagioso: è necessario semplicemente essere stati nello stesso ambiente di una persona infetta per averlo contratto attraverso la dispersione di gocce di saliva infetta (per mezzo di starnuti o tosse). I liquidi espulsi da individui malati possono anche infettare oggetti e superfici e rimanere attivi per ore.

 

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Sfatiamo i falsi miti

 

Tante sono le notizie false diffuse sul morbillo e sul suo vaccino, informazioni che generano paura, ignoranza e che minano la salute pubblica. Si leggono spesso commenti di persone che dicono di aver contratto il virus da piccole e che mettono in dubbio la gravità della malattia: sappiamo che in un caso su 1.000 può portare alla morte e, sempre in un caso su 1.000, causa encefaliti le cui conseguenze possono essere sordità e cecità. Inoltre, chi contrae l'infezione mostra comunque, anche se guarito, un forte indebolimento del sistema immunitario.
Esistono cure per il morbillo? L'unica difesa che abbiamo è il vaccino che consiste nell'inoculazione del virus attenuato il quale infetta il paziente, si replica ma non causa la malattia. Questa vaccinazione è una tra le più sicure ed efficaci, infatti fornisce una protezione pari al 98% per l'intera esistenza di chi lo ha ricevuto. Non causa autismo, come hanno dimostrato numerosi studi a riguardo, ma può presenta alcuni effetti collaterali. Quelli definiti lievi sono febbre, eruzioni cutanee e una forma leggera di morbillo. Tra gli effetti collaterali gravi (con incidenza di circa uno su un milione) c'è l'anafilassi, una reazione dovuta all'ipersensibilità del paziente verso un determinato componente della vaccinazione, una conseguenza che la presenza di un dottore può gestire evitando esiti pericolosi (ecco perché, una volta somministrato il vaccino, bisogna rimanere per un po' nello studio del medico).
Chi non può vaccinarsi? Possono vaccinarsi contro il morbillo tutti tranne i bambini con età inferiore a un anno, donne in gravidanza e persone con un sistema immunitario debilitato.

 

Perché in Italia c'è una così ampia diffusione del virus?

 

Come accennavamo, in Italia è registrata un'ampia diffusione del virus. Da cosa dipende? Ha risposto a questa domanda, sul sito www.humanitasalute.it, Matteo Moro, responsabile del Risk Management in Direzione Sanitaria presso l'Istituto Clinico Humanitas: "Nel passato, prima che il vaccino del morbillo fosse ampiamente diffuso, era difficile trovare adulti che non fossero immunizzati perché quasi tutti venivano contagiati nel corso dell'età infantile, con conseguenze che, almeno nei paesi sviluppati, sono spesso di lieve entità. Attualmente, invece, a causa del fatto che nei primi anni nei quali era diffuso il vaccino contro il morbillo (1990-2000) questo non veniva praticato alla totalità della popolazione, abbiamo una parte dei giovani adulti e degli adulti che non sono immunizzati né dal vaccino né dagli anticorpi derivati dal normale corso della malattia e vengono contagiati in una fascia di età che va soprattutto fra i 15 e i 30 anni.
Il problema è che, negli adulti, il morbillo si manifesta in maniera più forte e, rispetto alla stessa patologia presa in età infantile, può portare un maggior numero di complicazioni serie come l'encefalite, la polmonite morbillosa o altre complicazioni polmonari di natura opportunistica. Specialmente per chi è già indebolito da altri fattori, il morbillo può essere molto pericoloso: per questo, chi ha occasioni frequenti di contatto con persone a rischio di complicazioni in caso di contagio (per esempio chi lavora in ospedale o in residenze per anziani) dovrebbe fare molta attenzione".

 

Per soffiar via qualsiasi perplessità sulla sicurezza ed efficacia delle vaccinazioni, acquistate e leggete l'articolo di Barbara Mognetti, "Il vaccino: l'arma vincente per prevenire le malattie infettive". E, se la vostra sete di conoscenza non sarà stata placata, potrete sempre comprare l'intero numero di ottobre 2017 di Sapere (nella versione cartacea o in pdf).

 

Credits immagine di copertina: Dave Haygarth on Flickr (CC BY 2.0)

copertina   settembre-ottobre 2018

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