Sapere Scienza

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Un nuovo trattamento per combattere le allergie alimentari, tra speranze e rischi

22 Novembre 2018

Soffrire di un'allergia alimentare può peggiorare di molto la qualità di vita di una persona: nonostante tutte le precauzioni che possono essere prese e l'aumentata sensibilità al problema di aziende e ristoratori, ci si sente - e di fatto si è - costantemente esposti al rischio di reazioni di gravità crescente che, in alcuni sfortunati casi, possono portare anche alla morte. Fino a oggi le uniche armi a disposizione degli allergici erano evitare totalmente l'assunzione del cibo in questione e, in caso di reazione, un'iniezione di epinefrina. Un articolo pubblicato su Science descrive nuove possibili strade per aiutare i pazienti che soffrono di questo difficile problema. Si tratta di un'immunoterapia che, però, non è priva di rischi.

 

Una nuova terapia per combattere l'allergia

 

Questa nuova terapia, a cui attualmente sono sottoposti circa 3000 pazienti in tutto il mondo, per lo più bambini, consiste nel somministrare dosi minime crescenti dell'allergene (in questo caso le arachidi) con l'obiettivo di desensibilizzare il loro sistema immunitario nel tempo, proteggendoli così da un contatto accidentale con l'ingrediente in questione. Il trattamento per ora è somministrato o negli studi medici di alcuni allergologi – con protocolli condivisi informalmente o ripresi da articoli scientifici pubblicati - o all'interno di trial clinici in cui sono adoperate apposite capsule o cerotti. Entrambe le realtà di sperimentazione hanno richiesto quest'anno l'approvazione della Food and Drug Administration (FDA), l'ente governativo degli Stati Uniti che si occupa della regolamentazione dei farmaci e dei prodotti alimentari. Il beneplacito dell'agenzia governativa promuoverebbe la credibilità e l'accessibilità dell'immunoterapia ma i rischi e i possibili effetti collaterali non conosciuti di questo approccio potrebbero allontanare questa soluzione dal riconoscimento ufficiale.

 

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L'immunoterapia e cosa succede quando si mangia un cibo a cui si è allergici

 

Come funziona questo nuovo trattamento? L'immunoterapia ha lo scopo di fermare le cellule che vanno fuori controllo quando incontrano un allergene. Nel momento in cui un bambino che è allergico a un determinato cibo lo ingerisce, le proteine dell'alimento attraversano il tratto digerente e raggiungono il flusso sanguigno. Un anticorpo, l'immunoglobulina E (IgE), che è legato a globuli bianchi chiamati mastociti, riconosce il "nemico". L'immunoglobulina E attiva i mastociti che rilasciano nei tessuti istamina e altri composti. Nella pelle questo può portare all'orticaria, nell'apparato respiratorio all'asma e, a livello intestinale, il risultato sarà il vomito, fino ad arrivare a uno shock anafilattico, ciò che i pazienti e i loro familiari temono maggiormente. Secondo i ricercatori l'assunzione di quantità minime di allergene dovrebbe diminuire la produzione di IgE, aumentando i livelli di alcuni linfociti T che indurrebbero cambiamenti a cascata nei meccanismi immunitari. Mesi di immunoterapia orale rendono i mastociti meno reattivi e sembrano ridurre la quantità di allergene che entra nella circolazione sanguigna.

 

 

I rischi della nuova terapia

 

I risultati dei primi trial clinici legati all'allergia alle arachidi sono risultati promettenti, come afferma Hugh Sampson, pediatra specializzato in immunologia ed esperto di allergie alimentari della Icahn School of Medicine a Mount Sinai (New York) nell'articolo di Science: dopo 6-12 mesi di trattamento circa il 70-80% dei pazienti ha potuto sopportare dosi maggiori delle precedenti dell'allergene. Anche i dati di laboratorio sembrano incoraggianti: l'ingestione dello specifico alimento nel tempo sembra rendere i mastociti meno reattivi inibendo il rilascio di sostanze pericolose. La terapia produce anche altre immunoglobuline ossia l'IgG4, che inibisce ulteriormente l'attività dei mastociti, e l'IgA, che aiuta a trattenere i nell'intestino gli allergeni del cibo.
La terapia ha mostrato, però, anche di essere molto rischiosa - se non letale - per alcuni soggetti. Il sistema immunitario può reagire anche a lievi pressioni e la lista di ciò che potrebbe provocare una reazione al trattamento è lunga: l'esercizio fisico dopo aver assunto la dose di allergene, un banale raffreddore, una gastroenterite, il ciclo mestruale, un attacco d'asma, un momento particolare di stress e persino una doccia calda sarebbero in grado di innescare una pericolosa crisi.

 

Il cibo può anche aiutarci nella cura della nostra salute. Per scoprire qualcosa in più su questo tema, acquistate e leggete l'articolo "Alimentazione come terapia: dall'ipotesi all'evidenza scientifica" di Laura Teodori e Luigi Campanella, pubblicato nel numero di giugno 2016 di Sapere.

copertina   settembre-ottobre 2018

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