Sapere Scienza

Sapere Scienza

NEWS - Piante & Animali

Il mondo che si nasconde al di sotto della superficie del mare è per molti sconosciuto. Non fa eccezione la vegetazione marina. Non esistono solo alghe ma vere e proprie piante e, la loro presenza, può rivestire un ruolo importante nella protezione delle spiagge dal fenomeno dell'erosione, legato in parte anche all'innalzamento del livello del mare. La loro azione è quantificabile? Grazie ai ricercatori del MIT-Massachusetts Institute of Technology, per la prima volta, è stato possibile misurare il meccanismo che rende queste praterie sottomarine delle utili e preziose barriere.

Maestose dominatrici degli oceani. È probabilmente così che la maggior parte di noi immagina le balene. Le dimensioni di questi animali non sono sempre state quelle che conosciamo e gli scienziati stanno cercando da anni, studiando i pochi resti a disposizione, di capire quando, come e perché questi cetacei abbiano iniziato a diventare giganti. Pochi giorni fa, su Biology Letters, è stato pubblicato un articolo che tenta di dare una prima risposta a queste domande, smentendo le conoscenze pregresse.

È quasi immediato pensare all'allattamento come una forma di cura parentale esclusiva dei mammiferi. Non è così. Esistono altre specie che nutrono i propri piccoli con liquidi assimilabili al latte, con differenti composizioni legate alle diverse funzioni da svolgere. Un recente articolo pubblicato su The New York Times Science ha tracciato un breve excursus in quella che potremmo definire la Via Lattea che attraversa il regno animale.

Le api sanno sempre stupirci: da loro dipendono una gran parte delle colture che permettono il nostro sostentamento grazie al loro importante ruolo di impollinatori e vivono in società dalla struttura complessa, in cui ciascun individuo svolge una funzione precisa per il bene della comunità. Ora sappiamo che, oltre che con la geometria - scegliendo la forma esagonale per le celle che costituiscono il favo - se la cavano egregiamente anche con la matematica. Lo studio pubblicato su Science Advances da un gruppo di ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology (Australia) e dell'Università di Tolosa (Francia), descrive come questi insetti siano riusciti a imparare a svolgere addizioni e sottrazioni.

Una soluzione a base di acqua e aghi di abete bianco della montagna toscana ottenuta attraverso un processo di cavitazione idrodinamica controllata, ha dimostrato capacità antiossidanti equiparabili o migliori rispetto alle sostanze comunemente usate come riferimento, dalle vitamine C ed E, al resveratrolo alla quercetina. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del CNR, dell'Istituto di BIoMETeorologia-IBIMET (HCT-agrifood Laboratory) e dell'Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (IRET), pubblicato dalla rivista Foods.

Il 2019 è iniziato con una spiacevole notizia: il primo gennaio, nei laboratori dell'Università delle Hawaii, a Manoa, è venuto a mancare George. Mollusco arboricolo, era l'ultimo membro conosciuto della specie Achatinella apexfulva. Perché la morte di una piccola chiocciola è così importante da meritare numerosi articoli e il cordoglio della comunità scientifica? George è, suo malgrado, il simbolo di una Natura danneggiata e che sta divenendo sempre più minacciata e povera a causa dell'azione dell'uomo.

Il profumo dei fiori di melo e di pero non è sempre lo stesso: un particolare patogeno batterico è in grado di modificarne l'aroma favorendo così la sua diffusione di fiore in fiore attraverso il lavoro delle api. A scoprire questa ingegnosa strategia di propagazione è stato un gruppo di ricerca delle università di Bologna e di Bolzano. I risultati dello studio - pubblicati su The ISME Journal-Multidisciplinary Journal of Microbial Ecology - mostrano come Erwinia amylovora, uno dei principali patogeni del melo e del pero, sia in grado di modificare la fragranza dei fiori negli alberi colpiti in modo che le api, ingannate dal nuovo bouquet di profumo, trasportino il batterio da una pianta all'altra.

Sono esposti al pubblico, riposti in appositi cassetti o ancora accatastati in depositi in attesa di essere catalogati e collocati. Stiamo parlando dei campioni appartenenti alle collezioni dei musei di storia naturale: resti di piante, animali e funghi raccolti da studiosi e appassionati nel corso dei secoli. La loro conservazione, la preservazione fisica al di là della digitalizzazione, è stata e sarà fondamentale non solo per continuare a descrivere la storia ed evoluzione degli esseri viventi ma anche per ricomporre i cambiamenti dovuti al riscaldamento globale, caratteristici dell'epoca geologica (non ancora riconosciuta ufficialmente) in cui stiamo vivendo: l'Antropocene.

Dentro un cucchiaino di miele si nasconde un mondo intero. I ricercatori dell'Università di Bologna avevano già pubblicato su Nature-Scientific reports, qualche mese fa, i primi risultati del loro lavoro che mostravano le molteplici potenzialità dell'analisi del DNA ambientale del prodotto delle api. Grazie a questo metodo innovativo, gli studiosi sono riusciti a isolare tracce non solo di piante e di api, ma anche di altri insetti, di diverse tipologie di funghi, e persino di virus e batteri. Una fotografia ampia e precisa della storia di quel miele, dal fiore fino all'alveare, e del vasto ambiente in cui è nato.

Pagina 1 di 8

copertina   maggio-giugno 2019

  COMPRA IL NUMERO

 
  ABBONATI

 
  SOMMARIO

 
  EDITORIALE

bannerCnrXSapere 0

iscriviti copia

tirelli

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.