Sapere Scienza

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Quando gli animali usano le stelle per orientarsi

20 Marzo 2018

La primavera sta arrivando e presto i nostri cieli saranno popolati da allegre rondini, uno degli esempi più conosciuti di uccelli migratori. Vi siete mai chiesti come facciano a trovare ogni anno la strada per viaggiare tra Africa ed Europa? Tra le strategie adoperate c’è l’osservazione del cielo, lo stesso strumento che i grandi esploratori hanno utilizzato fino all’avvento della bussola e, ai giorni d’oggi, delle tecnologie di geolocalizzazione (l’amatissimo GPS - Global Positioning System). Sono tanti gli animali che guardano il cielo stellato per orientarsi e, un recente studio dell’Università di Lund, ha riunito i risultati di questi anni di ricerca per tirare le somme e pianificare nuovi obiettivi.

 

In principio era lo scarabeo stercorario
 

Era il 2013 quando gli scienziati sudafricani e svedesi hanno pubblicato su Current Biology un lavoro grazie al quale hanno dimostrato che lo scarabeo stercorario (Scarabaeus satyrus) usa la Via Lattea per orientarsi. Questo particolare insetto forma delle palle di sterco che costituiranno una riserva di cibo e protezione per la sua prole. Spostare questo piccolo tesoro lontano da eventuali competitori è, quindi, per lo stercorario di fondamentale importanza: altri scarabei potrebbero rubargli la palla, costringendo il povero malcapitato a cercarne un’altra, con conseguente dispendio di energie e rischio di non riuscire a riprodursi.

 

 

Ecco perché lo scarabeo ha necessità di orientarsi per trovare la strada giusta, al fine di allontanarsi più velocemente e mettere al sicuro la sua palla. Gli studiosi hanno scoperto che, per farlo, questo strano coleottero sale sul proprio “manufatto” e osserva la Via Lattea: con suoi occhi composti non scorgerà singole stelle ma un insieme di aloni ben riconoscibili.

 

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Tra cielo e terra

 

Lo scarabeo stercorario non è l’unico astronomo del regno degli animali. Sono le specie notturne a saper usare le stelle e la Via Lattea per trovare la retta via. Molti sono i vantaggi del muoversi nelle ore più buie: ci sono meno parassiti e predatori, quindi meno competizione per il cibo e, per gli animali che migrano, sono le ore più fresche per spostarsi. Come accennavamo all’inizio, gli uccelli migratori sono tra gli animali che hanno bisogno di orientarsi per muoversi da un continente all’altro. Solitamente adoperano la loro bussola magnetica ma, dopo il tramonto, anche una bussola stellare, utilizzando stelle singole per orientarsi. Coleotteri e volatili non sono gli unici a osservare le stelle: lo studio svedese riporta anche esperimenti riguardanti foche, falene e rane.

 

Direzioni future

 

James Foster, biologo della Facoltà di Scienze dell’Università di Lund e autore dell’articolo pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, ha spiegato: “Sappiamo ancora poco di come gli animali notturni percepiscano e interpretino il cielo di notte”. Una chiave di volta saranno le nuove tecnologie, infatti Foster ha proseguito: “Penso che le tecnologie emergenti, come le fotocamere ad alta sensibilità, ci permetteranno di scoprire altre specie che usano il cielo stellato come guida nelle ore più buie della notte”. Ulteriori approfondimenti andranno svolti anche per quanto riguarda gli animali già oggetto di studio, spesso analizzati in condizioni non perfettamente assimilabili a quelle naturali. Questo è solo l’inizio di un viaggio in un’altra delle molteplici e straordinarie sfaccettature del mondo animale.

 

Ancora orientamento ma insegnato ai bambini nell’articolo “Il Nord non è in alto” di Marcello Sala e Marco Testa, che potrete leggere acquistando il numero di agosto 2017 di Sapere.

copertina   settembre-ottobre 2018

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