Sapere Scienza

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Elon Musk, la simbiosi uomo-intelligenza artificiale e il progetto Neuralink

2 Agosto 2019

Elon Musk non smette mai di sorprenderci con i risultati delle sue aziende dagli obiettivi a dir poco avveniristici: dopo i razzi riutilizzabili di SpaceX e le automobili elettriche Tesla, questo è il turno della sperimentazione di un'interfaccia cervello-macchina. È stato presentato da poco il lavoro svolto da Neuralink, la compagnia fondata da Musk, nel 2017, per sviluppare sistemi di trasmissione di dati tra persone e computer. Il primo passo di questa impresa è stata una piccola piattaforma che permette di rilevare l'attività dei neuroni di un topo. Questo è, forse, l'inizio di una rivoluzione che ci condurrà a una simbiosi uomo-intelligenza artificiale ma la sua importanza attuale riguarda nuove cure per malattie quali il morbo di Parkinson o le paralisi.

 

Perché realizzare una simbiosi uomo-macchina?

 

Malgrado il fine medico sia il più utile e urgente, Elon Musk ha intrapreso questa avventura tecnologica per altre ragioni. Da anni l'imprenditore canadese parla della sua paura dei robot: secondo lui potenzialmente, in futuro, le intelligenze artificiali potrebbero prendere il sopravvento sugli esseri umani. Raggiungere una simbiosi uomo-intelligenza artificiale sarebbe un supporto per evitare che un giorno i robot possano superare le nostre capacità e prendere il controllo.
Al di là della minaccia robotica avvertita non solo dall'amministratore delegato di Tesla ma anche da scienziati quali Stephen Hawking, la ricerca di Neuralink ha un obiettivo a breve termine di grande rilevanza: il ripristino delle funzioni sensoriali e motorie e il trattamento di patologie neurologiche come il morbo di Parkinson.

 

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La presentazione dei risultati di Neuralink
 

Il sistema cervello-macchina, realizzato da Neuralink e descritto in un articolo non ancora sottoposto a peer review, consiste in un chip che contiene una matrice di 96 fili in polimero del diametro minore di quello di un capello, ciascuno corredato da 32 elettrodi che possono essere inseriti nel cervello da un robot attraverso una piccola incisione del cranio. Una volta effettuato l'impianto, il chip dovrebbe comunicare in maniera wireless con un dispositivo.
Per ora l'esperimento è stato effettuato sui topi. Per saperne di più, vi consigliamo di ascoltare la presentazione ufficiale in questo video del canale Neuralink di YouTube:

 

 

Il futuro: passare dai topi agli uomini

 

I dispositivi che interagiscono direttamente con il cervello non sono un'assoluta novità in medicina: come ha ricordato Max Hodak, presidente di Neuralink, nell'evento che ha avuto luogo presso la California Academy of Sciences di San Francisco, medici e scienziati stanno studiando da decenni dispositivi o altri mezzi per interagire direttamente con il cervello. Esempi sono gli impianti cocleari e i trattamenti di stimolazione profonda per i pazienti che soffrono di Parkinson. Il progetto di Neuralink vuole fare un ulteriore passo in quella direzione, con un numero di elettrodi collegati di molto superiore rispetto a quelli degli strumenti attualmente approvati dalla Food and Drug Administration, negli Stati Uniti. E proprio la FDA sarà la prossima tappa per Elon Musk e il suo team che sperano di ricevere l'approvazione dell'ente per i trial clinici sugli esseri umani entro il 2020: l'obiettivo di questa nuova fase sperimentale sono i pazienti con paralisi completa dovuta a una lesione della colonna vertebrale superiore. Trovare un trattamento per questo tipo di target sarebbe un grande traguardo, forse molto più importante delle risposte ai timori verso le future AI del giovane milionario.

 

Una lettura estiva per avventurarsi nel mondo della robotica? Noi vi consigliamo il libro "Macchine che pensano - La nuova èra dell'intelligenza artificiale", a cura di Douglas Heaven e tradotto da Valeria Lucia Gili per Edizioni Dedalo.

 

Credits immagine: Heisenberg Media su Flickr (CC BY 2.0)

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