Sapere Scienza

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Ribes nero per tingere i capelli (e per salvare il Pianeta)

18 Giugno 2018

Sembra che l'industria cosmetica, soprattutto il settore legato alla cura dei capelli, sia in fermento dal punto di vista scientifico. Dopo la notizia di qualche mese fa - che descriveva il grafene come possibile sostituto degli attuali prodotti per la tintura - nelle scorse settimane è stato pubblicato un nuovo articolo su Journal of Agricultural and Food Chemistry che mostra come gli scienziati dell'Università di Leeds abbiano adoperato le antocianine contenute nel ribes nero per preparare una colorazione sicura per gli esseri umani ed ecosostenibile.

 

Gli effetti delle tinture sulla salute umana...e su quella dell'ambiente

 

Alcuni dei normali ingredienti utilizzati per la preparazione delle tinture per capelli, quelle che ritroviamo nei saloni dei parrucchieri così come sugli scaffali dei supermercati, derivano dal petrolio e hanno spesso effetti irritanti, fino a causare vere e proprie reazioni allergiche. Inoltre è sempre piuttosto acceso il dibattito che lega il loro consumo allo sviluppo di tumori. In aggiunta, oltre il 95% di tutte le tinture finisce nei nostri scarichi e i loro effetti inquinanti non sono ancora pienamente conosciuti. È a partire da queste considerazioni che il chimico del colore, Richard Blackburn, e il chimico organico, Chris Rayner, hanno lavorato insieme per identificare e isolare alternative naturali e sostenibili dal punto di vista della produzione industriale.

 

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Dal Ribena ai nostri capelli

 

Il Ribena è una bevanda a base di ribes nero venduta nel Regno Unito. Conoscendo le proprietà coloranti di questo frutto, gli scienziati hanno pensato di utilizzare gli scarti della produzione del soft drink per estrarne una tintura naturale. La combinazione di competenze provenienti dal settore dell'estrazione, dalla tricologia, dalla colorazione e dalla chimica dei prodotti naturali ha permesso di sviluppare una nuova tecnologia per ricavare le antocianine dal rifiuto di produzione del Ribena per poi riutilizzarle come tintura. Blackburn, nel comunicato stampa dell'università, ha spiegato: "Le antocianine sono i pigmenti che conferiscono colore alla maggior parte dei frutti rossi, fiori e a molti altri frutti e ortaggi. Non sono tossiche, sono solubili in acqua, donano colorazioni rosa, rosse, porpora, viola, blu e sono largamente adoperate come coloranti alimentari naturali in tutto il mondo. Sappiamo che si legano strettamente alle proteine - il capello è composto da proteine - così abbiamo pensato che se potevamo trovare una fonte adatta di questi colori naturali, avremmo potuto tingervi i capelli". I colore conservato nelle bucce di ribes viene estratto con acqua e raccolto con speciali filtri, senza l'aggiunta di composti chimici tossici.

 

"Naturale" non significa sempre "sicuro"

 

Si fa presto a definire un prodotto "naturale". Coloranti accostati a questo aggettivo non sono risultati sempre sicuri, passando al vaglio della comunità scientifica. E la tintura di ribes nero? I ricercatori hanno analizzato l'estratto in maniera dettagliata e hanno identificato tutti i composti che ne fanno parte per accertarne la sicurezza. Si è in seguito passati al brevettare la tecnologia per la tinta per capelli: rossi intensi, viola e blu, che combinati opportunamente con gialli altrettanto naturali e testati, potranno dare vita anche a interessanti sfumature di castano. Il colore ha mostrato di essere stabile per 12 lavaggi (valore confrontabile con quelli delle attuali tinture semipermanenti). Quando potremo acquistare questo nuovo cosmetico? Gli studiosi stanno immettendo in commercio il brevetto attraverso un'azienda spin-off dell'Università di Leeds, la Keracol Limited (sotto il marchio Dr Craft) e il prodotto sarà a disposizione dei consumatori inglesi a partire da questa estate.

 

Il mondo vegetale riserva innumerevoli sorprese. Potrete approfondire questo tema acquistando e leggendo l'articolo di Pinarosa Avato e Gian Pietro di Sansebastiano, "Le piante e la cura della salute", pubblicato sul numero di Sapere di aprile 2017.

copertina   luglio-agosto 2018

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