Sapere Scienza

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Ansia e depressione: studenti e dottorandi a rischio

6 Aprile 2018

Sono allarmanti i dati riportati in un articolo pubblicato poche settimane fa su Nature Biotechnology: i dottorandi e studenti di tutto il mondo riportano tassi di depressione e ansia sei volte maggiori rispetto a quelli della popolazione generale. Quali sono le cause? Esistono soluzioni e piani da poter mettere in atto per migliorare la salute di questi studenti? Scopriamolo insieme.

 

Lo studio su Nature

 

Il lavoro, diretto da Teresa Evans, neuroscienziata della University of Texas Health Science Center di San Antonio, è basato sulle risposte di 2.279 studenti provenienti da 26 nazioni (compresa l’Italia): il 90% studenti di dottorato, il 10% master’s students (i nostri studenti dei corsi magistrali), appartenenti a diversi ambiti disciplinari quali biologia e scienze fisiche (38%), ingegneria (2%), materie umanistiche e scienze sociali (56%) e altro (4%). Nei sondaggi, somministrati tramite e-mail e social media, erano incluse scale di ansia e depressione clinicamente valide.
In precedenza erano già stati svolti studi su questo argomento ed era stata evidenziata la necessità di approfondimenti per capire quanto l’incidenza di disturbi mentali fosse legata a variabili chiave quali il genere, la relazione con il proprio relatore/tutor e la percezione dell’equilibrio tra lavoro e vita sociale dei soggetti presi in considerazione.

 

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I dati raccolti

 

I dati raccolti indicano una vera e propria crisi della salute mentale di questa specifica fetta di studenti. In generale, il 41% degli intervistati ha mostrato di soffrire di ansia e il 39% di depressione. Come era in parte prevedibile, il genere di appartenenza incide sulle proporzioni di questo fenomeno: studenti transgender, di genere non conforme e le donne sono maggiormente esposti al disagio psichico rispetto ai colleghi di sesso maschile. Della parte di popolazione che soffre di ansia, il 43% è donna e il 55% è transgender mentre, per quanto riguarda la depressione, abbiamo rispettivamente percentuali pari al 41% e al 57%.
Anche l’equilibrio tra lavoro e vita fuori dal laboratorio ha un peso: tra le persone risultate affette da disturbi mentali, una percentuale più alta ha risposto negativamente all’affermazione “C’è un buon equilibrio tra la mia vita lavorativa e quella sociale” (il 56% delle persone con ansia e il 55% dei depressi).
Il rapporto con il proprio mentore ha mostrato di rivestire un ruolo significativo: il supporto, il lavoro di tutoraggio, sentimenti positivi e stima mostrata nei confronti dello studente e le ripercussioni sulla carriera si sono rivelate variabili legate al malessere.

 

Possibili soluzioni
 

È evidente che il problema esiste ed è diffuso non solo negli Stati Uniti, una questione di sanità pubblica per cui è necessario trovare rimedio. Le università dovrebbero fornire agli studenti una vera e propria preparazione, per dar loro gli strumenti necessari a gestire il tempo e a resistere allo stress generato dagli ostacoli di una carriera accademica. I US National Institutes of Health (NIH) stanno fornendo i modelli per far questo, attraverso appositi programmi d’intervento istituiti all’interno dei campus. Inoltre, è molto importante che chi soffre di questi disturbi possa parlare e chiedere aiuto liberamente, senza temere lo stigma della malattia mentale. Sarà un percorso lungo da affrontare, anche solo in termini culturali, ma è fondamentale aprire gli occhi per aiutare la ricerca a proseguire grazie al lavoro di giovani menti più sane, motivate e serene.

 

Anche noi di Sapere cerchiamo di sostenere il lavoro di giovani ricercatori. Potrete leggere le loro testimonianze nella rubrica “Cervelli non in fuga - Storie di giovani dai laboratori italiani” presente in tutti i numeri della nostra rivista.

copertina   marzo-aprile 2018

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