Sapere Scienza

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Cinque storiche scienziate "dimenticate" dalla Scienza

8 Marzo 2016

Nella scienza esiste il cosiddetto "effetto Matilda", un'espressione che indica la puntuale sottovalutazione (o negazione) del contributo fornito dalla scienziate al settore della ricerca per motivi di genere. Il nome proviene da un celebre lavoro sulle donne nella scienza presentato da Margaret W. Rossiter nel 1993. Ecco di seguito cinque donne che hanno segnato la storia della scienza ma che sono state vittima dell'effetto Matilda. 

 

 

 

 

 

 

Lise Meitner (1878-1968)
Il processo di fissione nucleare è stata una delle più grandi scoperte del mondo della scienza. In pochi però sanno che una donna, Lise Meitner, è stata la prima a ipotizzare il meccanismo della fissione. Il suo lavoro nel campo della radiologia si svolse, sfortunatamente, nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale e lei fu costretta a incontrare in segreto il chimico Otto Hahn (che ottenne la prima fissione nucleare nel 1938). Dopo il primo esperimento di fissione, gli scienziati si chiedevano cosa potesse essere successo all'atomo di uranio bombardato da neutroni e la Meitner fu la prima a ipotizzare che l'atomo avrebbe potuto essersi "rotto", liberando quello che più tardi fu identificato come l'elemento bario. Il suo studio pose le basi teoriche per lo sviluppo della fissione nucleare.

 

 

 

Vera Rubin
Nata nel 1928 a Filadelfia, è un'astronoma statunitense pioniera nello studio della rotazione delle galassie. Lavorando con il suo partner, Kent Ford, la Rubin è stata la prima a compiere l'osservazione che le stelle nella periferia delle galassie avevano una velocità orbitale corrispondente a quella delle stelle nel centro della galassia. All'epoca si riteneva che le forze gravitazionali maggiori si esercitavano dove c'era più massa (quindi nel centro delle galassie) e quindi la velocità di rotazione avrebbe dovuto diminuire andando verso la periferia. Le osservazioni della Rubin confermarono l'ipotesi dell'esistenza della materia oscura fatta da Fritz Zwicky e furono la prova più robusta (negli anni Settanta) di questa congettura.

 

 

 

Cecilia Payne (1900-1979)
A Cecilia Payne, astrofisica anglo-statunitense, si deve la scoperta che le stelle sono fatte di idrogeno e di elio. Nella sua tesi di laurea risucì a trovare una correlazione stretta tra classe spettrale delle stelle e la loro temperatura: in particolare, il suo lavoro indicava l'idrogeno come il componente al 90 per cento del Sole. All'epoca, era il 1925, si riteneva che il Sole fosse costituito principalmente da ferro, e per questo la sua scoperta venne accettata solo anni dopo.

 

 

 

Nettie Stevens (1862-1912)
genetista e microbiologa statunitense, compì studi cruciali per la comprensione del fatto che il sesso di un organismo è determinato dai suoi cromosomi (e non da fattori ambientali o di altro tipo). Lavorò sui vermi deducendo che i maschi producono spermatozoi con cromosomi X e Y e le femmine producono cellule riproduttive solo con cromosomi X. Edward Wilson arrivò alla stessa conclusione della Stevens, ma più tardi. Non fu dato mai il giusto riconoscimento ai lavori della Stevens.

 

 

 

Rosalind Franklin (1920-1958)
Chimica e fisica britannica, impiegà i raggi X per ottenere un'immagine del DNA. Le rappresentazioni che riuscì a ottenere furono fondamentali per dedurne la struttura tridimensionale, per la quale Francis Crick, James Watson e Maurice Wilkins vinsero il Premio Nobel in Medicina nel 1962. Nel febbraio del 1953, Crick e Watson vennero a conoscenza degli studi della Franklin, mai pubblicati in veste ufficiale, che furono presentati a loro da Wilkins, un superiore della Franklin. A distanza di due settimane, costruirono il loro modello della struttura del DNA.

 

 

Per saperne di più:

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