Sapere Scienza

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Distrutto da un incendio il Museu Nacional di Rio de Janeiro

5 Settembre 2018

Duecento anni di storia in fiamme. È stato un rogo a distruggere il Museu Nacional di Rio de Janeiro, in Brasile, durante la notte tra il 2 e il 3 settembre. Poco dopo la chiusura al pubblico le fiamme si sono innalzate risparmiando vite umane ma riducendo in cenere circa 20 milioni di reperti di grande valore scientifico e culturale.

 

La storia del museo

 

Il Museu Nacional da Universidade Federal do Rio de Janeiro fu fondato nel 1818 ed era la più antica istituzione scientifica e uno dei più celebri musei dell'America Latina. La sua importanza storica parte dalle sue mura: l'edificio accolse la famiglia reale portoghese durante l'esilio, tra il 1808 e il 1821, in fuga da Napoleone. Fu anche il palazzo degli imperatori del Brasile post-indipendenza fino al 1889. Già casa di collezioni naturalistiche, fu proprio a partire dalla fine del XIX secolo che gli spazi iniziarono a custodire anche reperti legati alla paleontologia, all'antropologia e all'archeologia. Nel 1946 venne accorpato alla Universidade do Brasil (l'attuale Universidade Federal do Rio de Janeiro).

 

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La collezione

 

La collezione conservata nel museo era suddivisa nelle sezioni di antropologia, archeologia, etnologia, geologia, paleontologia e zoologia. Tra i reperti più famosi, che anche il National Geographic cita nell'articolo dedicato alla tragedia, ci sono il cranio di Luzia, una donna paleoamericana vissuta 11.500 anni fa, le ossa del Maxakalisaurus, un dinosauro sauropode del Cretaceo superiore, e la più antica collezione dell'America Latina di mummie e manufatti dell'Antico Egitto. Anche Bendegò, il meteorite ferroso più grande rinvenuto su suolo brasiliano campeggiava nelle sale del Museu Nacional. Questi sono solo i campioni che attraggono maggiormente il grande pubblico ma nel museo erano conservati numerosi tesori naturalistici: migliaia di insetti, molluschi, invertebrati e tanti altri esemplari di raccolte oggetto di analisi di studenti e scienziati, i quali hanno perso per sempre la possibilità di utilizzare queste fonti per le loro ricerche.

 

Una tragedia annunciata?

 

A oggi sembra che siano state risparmiate dalle fiamme le collezioni di pesci e rettili, l'erbario e la biblioteca, in quanto collocate in un'area differente rispetto a quella dell'incendio. Questa buona notizia, però, non alleggerisce il peso di una perdita che è il riflesso di una situazione critica legata alla mancanza di fondi per la ricerca scientifica. Come descrive l'articolo del National Geographic, firmato da Michael Greshko, era dal 2014 che il Museu Nacional non riceveva l'intero budget annuale previsto, pari a 128.000 dollari, fino ad arrivare ai 13.000 dollari versati quest'anno. Nel 2015 il museo chiuse perché non poteva permettersi le spese di pulizia e sicurezza e i curatori del museo hanno dovuto ricorrere al crowdfunding per riparare i danni causati dalle termiti nella stanza in cui erano esposti i resti del Maxakalisaurus. Infine pochi mesi fa - siamo a maggio 2018 - alla vigilia dell'anniversario della fondazione, dieci delle trenta esposizioni presenti sono state chiuse al pubblico per incuria. E questa è solo una minima parte dei problemi causati dai tagli alla scienza attuati dal governo, una questione di grande gravità trattata anche in un articolo del 2017 di Nature, citato sempre da Greshko.
Ritornando alle condizioni del museo e alla mancata manutenzione, sul The Guardian è riportata una dichiarazione di Roberto Robaday, a capo dei vigili del fuoco, il quale spiega che i due idranti più vicini non erano funzionanti ed è stato necessario utilizzare l'acqua di un lago vicino all'edificio. Ironia della sorte: il museo aveva chiuso da poco un accordo con la Banca Brasiliana per lo Sviluppo (BNDES - O banco nacional do desenvolvimento) per ricevere dei fondi grazie ai quali sarebbe stato sviluppato anche un progetto per la prevenzione degli incendi.

 

Immagine di copertina: Museu Nacional da Universidade Federal do Rio de Janeiro. Credits: Paulo Roberto C M Jr. [CC BY-SA 3.0], from Wikimedia Commons

copertina   settembre-ottobre 2018

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