Sapere Scienza

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Santa conservazione: suore messicane in aiuto di una salamandra a rischio di estinzione

21 Agosto 2018

È una storia molto particolare quella pubblicata negli articoli del New York Times e di National Geographic qualche settimana fa, un racconto in cui tradizione, religione e natura si incrociano e dialogano per salvare una specie di salamandra a forte rischio di estinzione. In Messico una piccola comunità di suore dell'ordine domenicano sta svolgendo un ruolo decisivo in termini di conservazione di questi animali in pericolo. In cosa consiste il contributo di queste religiose e in quale modo sono divenute protagoniste di questa "favola ecologica"? Scopriamolo insieme.

 

Una specie in pericolo

 

Il lago di Patzcuaro, in Messico, era la casa di una particolare specie di salamandra, l'Ambystoma dumerilii, conosciuta dalla popolazione autoctona con il nome di "achoque", termine che deriva dalla lingua purépecha - popolo nativo americano che anticamente aveva occupato quella regione - che rimanda alla parola "fango". Questi anfibi, parenti del più celebre axolotl, sono ora nella lista rossa della IUCN-International Union for Conservation of Nature perché ad alto rischio di estinzione. Attualmente solo un centinaio di esemplari vivono nel lago, un ambiente che ha subito negli anni pesanti modificazioni: l'aumento della popolazione nell'area ha portato a un peggioramento della qualità delle acque, gli scarichi non trattati hanno causato la fioritura di specie invasive, gli allevamenti bovini hanno devastato parte della zona paludosa. Determinanti sono stati anche l'introduzione di nuove specie di pesci, ghiotte delle uova e delle larve di achoque, e l'abbassamento del livello del bacino di circa 4 metri, avvenuto tra il 1982 e il 2010. Una situazione con scarse speranze per la sopravvivenza delle salamandre. La loro esistenza, però, si è fortunatamente incrociata con un'antica tradizione.

 

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Lo sciroppo miracoloso

 

Nel territorio del lago di Patzcuaro, l'Ambystoma dumerilii era già pescata e mangiata prima ancora che gli spagnoli giungessero in Messico. Ma le suore del convento della Basilica di Nostra Signora della Salute da 150 anni hanno curato personalmente una colonia di salamandre per preparare con le loro pelli lo jarabe, uno sciroppo per la tosse dalle proprietà miracolose. La leggenda racconta che le sorelle avessero ricevuto la ricetta segreta da una giovane donna purépecha e il suo jarabe sarebbe riuscito a guarire una delle religiose da problemi polmonari e dall'anemia. Secondo la storia, la giovane non era altri che la Vergine Maria.
La stessa comunità religiosa ha iniziato a divenire consapevole del declino della specie e, per poter proseguire con la produzione del prezioso sciroppo, ha costruito appositi acquari e strutture per poter crescere tra le pareti del convento i piccoli anfibi.

 

 

Un intervento divino

 

Attualmente 400 salamandre sono curate da 3 o 4 religiose delle 23 che vivono nel convento e, a loro, si sono uniti gli scienziati della Michoacán University (Messico) e del Chester Zoo (Inghilterra). Insieme fanno parte di un'ambiziosa operazione di conservazione dell'Ambystoma dumerilii. L'intervento divino riuscirà a riportare le salamandre nel loro ambiente naturale? Il felice epilogo di questa storia sembra ancora molto lontano. La colonia del convento è sicuramente la più promettente in termini di reintroduzione, in quanto i gruppi cresciuti e preservati in altre zone - ad esempio l'Europa - potrebbero essere stati esposti a patogeni alieni. Omar Domínguez, biologo della Michoacán University, e Gerardo Garcia, un esperto del Chester Zoo, entrambi coinvolti nel progetto, sono estremamente cauti nelle previsioni: prima di riportare le salamandre nel lago di Patzcuaro dovranno essere sicuri che crescano forti e sane nella colonia e che quindi, dopo il rilascio in natura, riescano a sopravvivere e a riprodursi. Inoltre dovranno anche assicurarsi che la qualità dell'acqua del bacino migliori e dovrà essere confermata la diversità genetica degli anfibi del convento. Un grande lavoro che richiederà ancora molti anni per ristabilire la biodiversità del luogo.

 

Ancora interessanti intersezioni nell'articolo di Micol Todesco, "Conoscenza (in)utile: società, natura e sapere scientifico", che potrete acquistare singolarmente o con il numero di Sapere di giugno 2018.

copertina   settembre-ottobre 2018

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