Sapere Scienza

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Scienza: cosa ci aspetta nel 2019?

2 Gennaio 2019

Il 2019 è appena iniziato. Tantissime sono le sfide che la scienza dovrà affrontare quest'anno e Nature ha anticipato cosa dovremmo aspettarci.

 

Clima: dagli studi sui ghiacciai agli esperimenti di raffreddamento del pianeta

 

La pubblicazione del rapporto IPCC e i risultati raggiunti in occasione della ventiquattresima Conferenza delle Parti (COP24) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ci hanno mostrato quanto il tempo a nostra disposizione per limitare le conseguenze del riscaldamento globale sia esiguo. La ricerca, nei prossimi mesi, si focalizzerà sullo studio del passato e su metodologie innovative che permettano di abbassare la temperatura del nostro pianeta. A partire da gennaio, i ricercatori statunitensi e inglesi intraprenderanno un progetto di 5 anni per approfondire la conoscenza del ghiacciaio Thwaites. Quanto velocemente si sta sciogliendo? Collasserà nei prossimi decenni? Domande le cui risposte sono essenziali per programmare interventi che contrastino gli effetti di quello che sarebbe il conseguente innalzamento del livello del mare: il Thwaites, infatti, ha dimensioni pari a quelle della Florida e il suo tasso di scioglimento ha iniziato a raddoppiare dagli anni '90. Questa sarà una vera e propria corsa contro il tempo per gli scienziati. Gli europei, invece, perforeranno lo strato di ghiaccio del Little Dome C, in Antartide: la carota raccolta, che dovrebbe racchiudere informazioni sugli ultimi 1,5 milioni di anni, sarebbe la più antica e incontaminata testimonianza delle condizioni climatiche e atmosferiche del passato.
E se la soluzione fosse raffreddare artificialmente la Terra? Più facile a dirsi che a farsi, anche se sperano di riuscirci gli scienziati che hanno messo a punto il progetto di geoingegneria solare SCoPEx (Stratospheric Controlled Perturbation Experiment). L'esperimento consiste nell'immissione nella stratosfera di particelle di carbonato di calcio e nell'osservazione delle loro modalità di dispersione: riflettendo parte dei raggi solari, dovrebbero riuscire ad abbassare la temperatura del nostro pianeta. Un tentativo che, però, non deve distogliere dall'obiettivo principale ossia diminuire le emissioni di gas serra.

 

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Novità per l'astronomia e la fisica delle particelle dall'Estremo Oriente
 

L'Estremo Oriente vivrà quest'anno all'insegna dei grandi investimenti. Secondo Nature, la Cina potrebbe emergere tra i paesi che spendono di più in ricerca e sviluppo: questa è una tendenza iniziata nel 2003 nonostante, almeno per ora, prima che siano resi pubblici i dati riguardanti il 2018, i cinesi siano ancora dietro gli Stati Uniti per quanto riguarda la qualità. Nel frattempo, da settembre, sarà completamente operativo e disponibile per tutti ricercatori il più grande radiotelescopio del mondo: il FAST, Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope. Dopo una fase di calibrazione durata alcuni anni, durante la quale gli scienziati cinesi hanno iniziato a compiere osservazioni - sono state individuate più di 50 nuove pulsar, stelle di neutroni - il suo utilizzo sarà finalmente aperto agli studiosi di tutto il mondo.
Più in là, in Giappone, si incroceranno le dita per la futura costruzione dell'International Linear Collider, il "successore" del famoso LHC, Large Hadron Collider. Il Paese del sol levante si era proposto di ospitare l'acceleratore lineare di particelle nel 2012, dopo l'annuncio da parte del CERN di Ginevra della scoperta del bosone di Higgs. Purtroppo un report commissionato dal governo nel 2018 non ha supportato il progetto a causa dei costi elevati, pari a circa 7 miliardi di dollari. Ma non è ancora finita poiché il Giappone è stato l'unico paese a mostrare interesse per ILC e si prevede che il governo rilasci una dichiarazione su come farà a sostenerne la realizzazione il prossimo 7 marzo.

 

Più sicurezza nei protocolli: dall'editing genetico alla biosicurezza

 

Novembre 2018 è stato il mese in cui He Jiankui, ricercatore della Southern University of Science and Technology of China di Shenzhen, ha affermato di aver effettuato il primo editing genomico su embrioni, divenuti poi le gemelle Lulu e Nana. Un notizia sconvolgente per il mondo della ricerca che, nel 2019, spera di poter confermare la veridicità delle dichiarazioni dello scienziato cinese ma soprattutto di creare una normativa che possa assicurare modalità sicure e responsabili con cui intervenire nei futuri esperimenti di editing genetico su DNA umano ereditabile, quale quello di ovuli, sperma ed embrioni.
Sempre sulla strada della sicurezza nell'ambito della ricerca si sta muovendo l'Organizzazione Mondiale della Sanità che terminerà una rilevante revisione del Manuale di Biosicurezza nei Laboratori verso la metà di quest'anno. La correzione aumenterà l'attenzione sulla creazione di valutazioni del rischio legate a siti e sperimentazioni, sul miglioramento della gestione, delle pratiche e della formazione del personale di laboratorio ma, soprattutto, porrà in evidenza la necessità di operare nella biosicurezza non in maniera meccanica ma incoraggiando procedure più flessibili ed efficienti.

 

Dalle origini dell'uomo alle cure a base di cannabis

 

Continueranno gli studi sui fossili umani delle isole dell'Asia sud-orientale, una regione di estremo interesse archeologico da quando furono scoperti i resti di Homo floresiensis, un uomo simile a un hobbit per via dell'altezza limitata, ritrovati nel 2003 nell'isola indonesiana di Flores. Gli scavi in atto potrebbero dare nuovi indizi sui primi abitanti di Luzon, isola delle Filippine, inclusa la connessione tra isolamento e statura bassa, simile a ciò che sembra accaduto su Flores.
La salute dell'Homo sapiens dei nostri tempi è, invece, al centro degli interessi dei ricercatori canadesi che, alla fine del 2019, sperano di inaugurare il primo centro accademico dedicato agli studi sulla cannabis, dalla genetica della pianta ai benefici medici. La legalizzazione per tutti gli utilizzi, avvenuta nell'ottobre scorso, ha infatti portato ha finanziamenti a pioggia sulla marijuana a livello provinciale e federale.

 

Verso la letteratura scientifica open access
 

Questo sarà anche l'anno decisivo per il passaggio alla pubblicazione scientifica open access. Plan S è un'iniziativa per la pubblicazione open access supportata da cOAlition S, un consorzio internazionale di istituzioni finanziatrici della ricerca scientifica ideato dal Consiglio Europeo della Ricerca. Il progetto prevede che le pubblicazioni scientifiche risultanti da ricerche finanziate con fondi pubblici siano pubblicate su riviste o piattaforme open access, ossia con accesso libero e senza restrizioni. L' obiettivo è, dunque, la creazione di un sistema di pubblicazioni accademiche che possa garantire a tutti i ricercatori l'accesso all'informazione e l'opportunità di progredire professionalmente. Plan S partirà dal 2020 e gli editori avranno un anno di tempo per decidere se passare a un nuovo modello di business e garantire l'accessibilità delle loro piattaforme, senza la sottoscrizione di un abbonamento.

 

Desiderate approfondire quale sarà il futuro della ricerca? Per farlo, acquistate e leggete l'articolo di Vincenzo Balzani, "La scienza: con o senza limiti?", pubblicato nel numero di agosto 2017 di Sapere.

Copertina   marzo-aprile 2019

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