Sapere Scienza

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Tragedia di Corinaldo: usare la matematica per gestire la folla

14 Dicembre 2018

Una discoteca e una folla forse troppo numerosa per quegli spazi: stanno aspettando l'inizio del concerto di Sfera Ebbasta, cantante esponente del genere trap in Italia, quando qualcuno spruzza in aria dello spray al peperoncino. Seguono momenti di panico e confusione. Le persone si spostano verso uno scivolo situato all'uscita posteriore del locale, accalcandosi, mentre una balaustra crolla. Il bilancio della serata è di 6 morti e 120 feriti. Oltre alla manutenzione delle strutture, al rispetto della capienza dei locali e ai controlli del pubblico all'ingresso prima di un evento, esistono anche altri modi per far sì che situazioni come queste non si trasformino in tragedie. Da anni, nell'ambito della matematica applicata, si studia il comportamento di grandi flussi di individui e proprio in questi giorni è utile ricordare una ricerca dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IAC-CNR), pubblicata su Journal on Applied Mathematics della Society of Industrial and Applied Mathematics nel 2016, e il cui coautore, Emiliano Cristiani, è stato interpellato dopo i fatti di Corinaldo (Ancona).

 

L'effetto gregge

 

"Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto 'effetto gregge'", aveva spiegato Emiliano Cristiani dell'IAC-CNR. "Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di 'agenti' che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione".

 

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Lo studio del 2016

 

L'esperimento è stato svolto nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A ciascun componente di due gruppi di circa 40 persone è stato chiesto di raggiungere, a partire da un'aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che sono rimaste in incognito fino alla fine dell'esperimento). "Uscendo dalla classe", ha proseguito il ricercatore, "i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di 'trascinare' gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce". Si è trattato del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli scienziati hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate "dall'alto", ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. "Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei 'leader nascosti' e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita invece, per garantire un deflusso ottimale, è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione".

 

Le parole dell'autore della ricerca su Corinaldo

 

Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l'effetto gregge. Le dinamiche affrontate nella ricerca possono facilmente essere adattate a ciò che è accaduto nella discoteca di Corinaldo. Emiliano Cristiani è stato intervistato proprio in questi giorni per spiegare come l'effetto gregge abbia contribuito all'epilogo drammatico della vicenda. "È un comportamento tipico di tutti gli animali sociali", ha spiegato Cristiani ai microfoni di RaiNews, "per gli uomini, più che di effetto gregge, si parla di influenza sociale ed è quella tipica tendenza che si ha nel seguire gli altri nel momento in cui li si vede scappare in una certa direzione perché di inferisce la presenza di un pericolo. Il pericolo potrebbe non esserci oppure esserci stato ed essere già concluso: in questo caso seguire gli altri potrebbe essere semplicemente dannoso in quanto si va a formare calca verso le uscite, la quale può provocare schiacciamenti e soffocamenti che sono poi la vera causa di morte". Il ricercatore ha continuato: "Nel momento in cui si decide di seguire gli altri e andare ad accalcarsi verso le uscite bisogna considerare che c'è un grossissimo pericolo che si sta correndo (lo schiacciamento o il soffocamento) ed è necessario valutare se vale la pena correre il rischio o, semplicemente, sarebbe meglio aspettare dove si è. Probabilmente era questo il caso". Cristiani ha concluso: "Nell'esperimento svolto anni fa si sfruttava questo effetto gregge in maniera positiva: si usavano 'steward' nascosti nella folla che, nel momento di panico, correvano in direzioni definite che loro già conoscevano e che avevano studiato, in modo tale da spezzare la folla e farla fuoriuscire nel migliore dei modi, sfruttando tutte le uscite ed evitando l'accalcamento. Una sorta di strumento da usare in situazioni di emergenza in cui è impossibile comunicare alla folla dove andare perché c'è un movimento, non dico irrazionale, ma molto rapido". Il ricercatore ha, infine, ricordato che scappare e accalcarsi è un'azione estremamente pericolosa e va fatta solo in caso di pericolo di vita realmente imminente.

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