Sapere Scienza

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NEWS - Spazio & Tempo

Quella appena passata si era prospettata una Pasqua “con il botto” secondo le notizie allarmistiche delle ultime settimane. Il protagonista di articoli e servizi televisivi era Tiangong-1, il modulo spaziale cinese, i cui resti erano pronti a impattare violentemente sulla Terra, purtroppo per noi in zone abitate. La realtà, come già preannunciato dagli scienziati, si è mostrata fortunatamente diversa.

Oggi il mondo della scienza - e non solo - saluta per l’ultima volta Stephen Hawking, straordinario fisico teorico conosciuto soprattutto per i suoi studi riguardanti i buchi neri e la relatività. È stato uno dei più grandi scienziati del XX e XXI secolo e ha raggiunto vette di eccellenza anche nella sua attività di divulgatore.

Le aurore polari sono uno degli spettacoli più magici che il cielo possa offrirci, con i loro colori e le loro luci. Esiste, però, una particolare tipologia – l’aurora pulsante – di cui non si avevano prove dirette che ne dimostrassero le cause. Questo fino alla pubblicazione dell’articolo “Pulsing aurora from electron scattering by chorus waves” sulla rivista Nature.

Come abbiamo già appreso leggendo di tante missioni spaziali, ad esempio Cassini o Rosetta, questi progetti hanno una data di inizio e una di fine. Le sonde sono costruite e lanciate nello spazio per la loro avventura esplorativa sapendo che, dopo un determinato periodo, per una serie di motivi, non potranno più inviare dati agli scienziati e dovranno andare “in pensione”. A fine gennaio, però, è accaduto qualcosa di strano. Un “vecchio amico” della NASA si è risvegliato dopo anni di silenzio: è il satellite IMAGE.

Erano le 12:40 del 30 settembre 2016. Dopo 12 anni di lavoro, la sonda Rosetta terminava il suo compito, raggiungendo il lander Philae sulla cometa che stavano ormai studiando da tanto tempo. Era la fine di una missione che, oltre alla grande validità scientifica, ha il merito di aver avvicinato il pubblico alla conoscenza dello spazio come mai era accaduto in precedenza.

Sarà possibile far crescere ortaggi sul suolo marziano per sostentare gli astronauti impegnati in missioni esplorative? I cinefili avranno già immaginato scenari simili a quelli visti nel film The Martian, dove l’astronauta botanico interpretato da Matt Damon, abbandonato sul Pianeta rosso, cerca di coltivare un piccolo campo di patate per sopravvivere. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e il dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, hanno da poco inviato un prototipo di “orto marziano” all’Austrian Space Forum per sperimentarlo all’interno della missione Amadee-18.

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copertina   marzo-aprile 2018

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