Sapere Scienza

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Il Dna può resistere ai viaggi nello spazio

28 Novembre 2014

Un nuovo studio svizzero ha mostrato che il Dna che si trova all'esterno di una sonda inviata dalla Terra nello spazio potrebbe resistere alla partenza, al volo e anche al rientro, mantenendo praticamente intatte le sue funzioni biologiche. Lo studio  degli scienziati dell'Università di Zurigo è stato pubblicato sulla rivista PLoS ONE. I ricercatori hanno verificato la resistenza di alcuni plasmidi (filamenti) artificiali di Dna collocati nella parte esterna del razzo della missione suborbitale TEXUS-49 del marzo 2011. Lo scopo era, essenzialmente, valutare gli effetti biologici del viaggio su questo campione, con particolare riferimento a un marcatore fluorescente e a un gruppo di geni che conferivano antibiotico-resistenza.

Il volo, della breve durata di 780 secondi, ha fatto raggiungere alla superficie esterna del razzo la temperatura di oltre 1000 gradi. Al ritorno sulla Terra, è stato possibile recuperare il Dna da tutti i siti di applicazione sulla parte esterna del vettore e verificare che i filamenti avevano conservato la loro capacità biologica di indurre antibiotico-resistenza e di provocare la fluorescenza del marcatore in cellule eucariotiche. "Originariamente, abbiamo progettato questo esperimento per testare la stabilità di biomarcatori durante i voli spaziali e di rientro e non ci saremmo mai aspettati di recuperare tanto Dna attivo, intatto e funzionale. I risultati mostrano però che esistono probabilità di contaminazione, da parte dei veicoli spaziali, dei luoghi di sbarco con Dna di origine terrestre" hanno commentato i ricercatori.

 

[foto di Adrian Mettauer]

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