Sapere Scienza

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Nascita di una supernova

12 Marzo 2018

Vìctor Buso, un astrofilo argentino, il 20 settembre 2016 stava puntando la sua nuova fotocamera verso il cielo, per provarla. Non sapeva che avrebbe fotografato un evento molto difficile da cogliere: il primo impulso luminoso di una supernova.

 

Un altro caso di serendipità

 

Non è la prima volta che sentiamo parlare di serendipità nel campo dell’astronomia e, anche in questo caso, le osservazioni di un appassionato dell’universo hanno permesso agli scienziati di raccogliere dati ricercati da molto tempo. Durante le prime prove effettuate con una nuova fotocamera, collegata a un telescopio, Vìctor Buso ha catturato le immagini di una galassia distante, prima e dopo lo shock breakout di una supernova: è il momento in cui un’onda di pressione supersonica che proviene dall’esplosione del nucleo di una stella, riscalda i gas presenti sulla sua superficie a una temperatura così alta da causare un’immediata luminosità. Finora nessuno era riuscito a registrare questo fenomeno, in quanto le stelle esplodono casualmente e la luce dello shock breakout è piuttosto fugace.

 

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Cos’è una supernova?

 

Una supernova è l’esplosione di una stella e avviene quando ci sono dei cambiamenti nel suo nucleo, la sua parte centrale. Ci sono due vie che possono portare alla formazione di una supernova. La prima è legata alla presenza di un sistema binario di stelle, due stelle che orbitano intorno a un comune centro di massa e che sono tenute insieme dall’attrazione gravitazionale reciproca. Una delle due, una nana bianca, ruba materia dalla sua compagna e, quando ne accumula troppa, esplode generando una supernova. Nella seconda eventualità, la deflagrazione avviene al termine della vita di una singola stella. Questo corpo celeste esaurisce il combustibile nucleare, parte della sua massa va all’interno del nucleo e lo rende sempre più pesante, fino al punto in cui non riesce a resistere alla sua stessa forza di gravità. Allora il nucleo collassa e il risultato è proprio una gigante esplosione di una supernova.

 

Il lavoro degli astronomi

 

L’astrofilo della città di Rosario, nella provincia di Santa Fe, ha scattato una serie di fotografie della galassia a spirale NGC 613, lontana dalla Terra circa 80 milioni di anni luce e localizzata all’interno della costellazione Sculptor. Victor Buso, esaminando le foto, si era reso conto della presenza di un punto di luce vicino alla parte finale di un braccio della spirale, non visibile nel primo gruppo di immagini.
I ricercatori dell’Instituto de Astrofísica de La Plata, in Argentina, hanno subito realizzato che l’evento immortalato dalle immagini amatoriali era di estrema rarità: le prime ore successive all’emissione di luce dell’esplosione di una stella. Perché questo tipo di osservazione è così importante per gli astronomi? Le emissioni elettromagnetiche che avvengono dai primi minuti alle prime ore a partire dallo shock breakout, originate sulla superficie della stella, contengono informazioni importanti sulla sua struttura ed evoluzione finale. Successivamente sono stati raccolti ulteriori e più approfonditi dati dall’osservatorio Lick dell’Università della California (Berkeley) e da altri telescopi e i risultati della scoperta sono stati pubblicati su Nature e, tra gli autori, è stato inserito anche il nome dell’astrofilo Vìctor Buso. Alex Filippenko, astronomo dell’Università della California e coautore dell’articolo, ha affermato nel comunicato stampa ufficiale: “L’osservazione di stelle nel primo momento in cui incominciano a esplodere ci dà informazioni che non possono essere ottenute direttamente in nessun altro modo. I dati di Buso sono eccezionali. Un esempio rilevante di partnership tra astrofili e astronomi professionisti”.

 

Godetevi lo spettacolo meraviglioso del Sistema Solare acquistando e leggendo l’articolo “Fotoracconto dello spazio” di Ettore Perozzi, pubblicato nel numero di agosto 2017 di Sapere.

 

Resti di una supernova osservati dal telescopio Hubble. Image Credit: NASA/ESA/HEIC and The Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

copertina   novembre-dicembre 2018

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