Sapere Scienza

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Plutone, figlio di miliardi di comete?

15 Giugno 2018

Plutone potrebbe aver avuto un'origine diversa rispetto a quella teorizzata da anni dagli astronomi. Miliardi di comete potrebbero, infatti, aver contribuito alla sua formazione. Lo affermano gli studiosi del Southwest Research Institute (Texas, Stati Uniti) che hanno pubblicato i risultati di osservazioni e di analisi di dati provenienti dallo spazio sulla rivista scientifica Icarus.

 

Il pianeta nano

 

Plutone è un pianeta nano e fu scoperto nel 1930 dall'astronomo americano Clyde Tombaugh. È un corpo celeste appartenente alla Fascia di Kuiper, una regione del Sistema solare esterno costituita da corpi minori che si trova oltre Nettuno e si estende tra le 30 e le 55 unità astronomiche (un'unità astronomica, UA, è la distanza media che intercorre tra la Terra e il Sole). Perché è definito "nano"? Un pianeta nano è un oggetto di forma sferica che orbita intorno al Sole proprio come gli altri otto pianeti del nostro Sistema solare ma ha dimensioni ridotte: Plutone, infatti, ha un diametro di circa 2.370 chilometri, circa un quinto di quello terrestre. È piccolo, freddo e lontano ma gode della compagnia di cinque satelliti: Caronte, la sua luna più grande, Notte, Idra, Cerbero e Stige, quest'ultime scoperte grazie al telescopio spaziale Hubble.

 

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Una nuova ipotesi sulla nascita di Plutone

 

Gli scienziati hanno da sempre ipotizzato per Plutone un'origine simile quella di tanti altri pianeti: un nucleo di roccia formatosi nei primi stadi della nascita del Sistema solare, tra gas e polvere, che lentamente ha accumulato massa - grazie alla gravità - fino a divenire un oggetto sferico. Però, la presenza nella Fascia di Kuiper di altri oggetti piccoli e ghiacciati, proprio come Plutone, ha suggerito nuovi scenari. Christopher Glein, uno degli autori dell'articolo, ha spiegato in un'intervista riportata su Popular Science: "Pensiamo che le comete siano blocchi avanzati dalla formazione di corpi più grandi, e precedentemente, si sospettava che Plutone si fosse formato a partire da questi "mattoni" di comete ma non avevamo i dati per testare questa ipotesi. Questo studio sta cercando di fare un passo avanti in questo processo".

 

Rosetta e New Horizons in cerca di risposte

 

I dati della ricerca del Southwest Research Institute provengono da due fonti: la missione New Horizons, grazie alla quale è stato possibile osservare un ghiacciaio ricco di azoto su Plutone, lo Sputnik Planitia, e la missione Rosetta, che ha analizzato la composizione della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Il contenuto di azoto del ghiacciaio si è rivelato simile a quello predetto dai modelli che descrivono la nascita di Plutone in termini di fusione di miliardi di comete come la 67P.
Una nuova teoria che ha ancora qualche falla: uno dei grandi limiti di questa lettura dell'origine di Plutone è la bassa abbondanza di monossido di carbonio (CO) rilevato da New Horizons, composto che tende a quantitativi maggiori nelle comete. Una risposta a questa possibile obiezione è che il monossido di carbonio sia sepolto profondamente al di sotto di Sputnik Planitia e che un oceano sotterraneo abbia portato alla distruzione del CO. L'unico modo per confermare questa interpretazione dei dati riguardante la nascita di Plutone sarebbe una nuova missione spaziale, magari con un lander in grado di effettuare una spettrometria di massa proprio nell'area del ghiacciaio Sputnik Planitia. Un progetto che difficilmente vedrà la luce ma possiamo sperare che il pianeta nano sia oggetto di nuovi e più approfonditi studi.

 

Viaggiamo ancora nello spazio grazie a Maria Antonia Iatì e Cesare Cecchi-Pestellini e al loro articolo "Un Universo polveroso", che potrete leggere acquistandolo singolarmente o scegliendo di scaricare il numero di Sapere di ottobre 2016.

 

Immagine di copertina: Plutone. Credits: NASA/JHUAPL/SwRI

copertina   settembre-ottobre 2018

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