Sapere Scienza

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Un orto estremo

22 Dicembre 2017

Sarà possibile far crescere ortaggi sul suolo marziano per sostentare gli astronauti impegnati in missioni esplorative? I cinefili avranno già immaginato scenari simili a quelli visti nel film The Martian, dove l’astronauta botanico interpretato da Matt Damon, abbandonato sul Pianeta rosso, cerca di coltivare un piccolo campo di patate per sopravvivere. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e il dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, hanno da poco inviato un prototipo di “orto marziano” all’Austrian Space Forum per sperimentarlo all’interno della missione Amadee-18.

 

Destinazione: Marte

 

La missione Amadee-18, alla quale collaborano anche l’Organizzazione Astronomica dell’Oman e altre agenzie internazionali che si occupano di ricerca nel campo dell’ingegneria aerospaziale e dell’esplorazione spaziale umana, ha come obiettivo lo studio e la validazione di equipaggiamenti che potranno essere impiegati in future missioni umane su Marte. Un aspetto particolare di questo progetto è l’analisi del sito scelto come modello per la simulazione di un ambiente estremo per la vita: proprio qui entra in gioco HortExtreme, il cui prototipo sarà trasferito nel campo base allestito in Oman, a febbraio.

 

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Quasi su un altro pianeta

 

Il luogo scelto per simulare le possibili condizioni di lavoro su Marte è il deserto del Dhofar: le sue strutture sedimentarie risalenti al Paleocene e all’Eocene, le cupole saline del South Oman Salt Basins, le superfici sabbiose e rocciose di differenti inclinazioni, rendono il paesaggio molto simile a quello marziano. Inoltre vi è un clima tropicale-desertico, con temperature che, nel mese della sperimentazione (febbraio), variano tra i 16 e i 27°C, e precipitazioni al di sotto di 10 mm. Qui, per quattro settimane, cinque astronauti porteranno avanti la missione, testando HortExtreme.

 

Radicchio spaziale

 

HortExtreme è un sistema di coltivazione fuori suolo con riciclo dell’acqua, quindi idroponico, nel quale sarà possibile coltivare quattro specie di microverdure, tra cui cavolo rosso e radicchio, selezionate sulla base delle loro caratteristiche agronomiche (un ciclo vitale breve, di circa due settimane) e delle proprietà nutraceutiche (il contenuto di antocianine e flavonoidi). Le finalità di questo esperimento rivestono grande importanza per le future esplorazioni del Sistema solare ma anche per la vita sulla Terra: esaminare sistemi di coltivazione in ambienti estremi potrebbe portare a nuove soluzioni per questioni riguardanti la sostenibilità. C’è anche un risvolto psicologico: si potrà comprendere se il dedicarsi alla coltivazione di un piccolo orto possa avere potenziali benefici per gli astronauti impegnati in missioni a lungo termine.

 

Credits dell’immagine di copertina: NASA/JPL/Cornell

copertina   agosto-settembre 2017

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