Sapere Scienza

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Le aurore polari sono uno degli spettacoli più magici che il cielo possa offrirci, con i loro colori e le loro luci. Esiste, però, una particolare tipologia – l’aurora pulsante – di cui non si avevano prove dirette che ne dimostrassero le cause. Questo fino alla pubblicazione dell’articolo “Pulsing aurora from electron scattering by chorus waves” sulla rivista Nature.

Come abbiamo già appreso leggendo di tante missioni spaziali, ad esempio Cassini o Rosetta, questi progetti hanno una data di inizio e una di fine. Le sonde sono costruite e lanciate nello spazio per la loro avventura esplorativa sapendo che, dopo un determinato periodo, per una serie di motivi, non potranno più inviare dati agli scienziati e dovranno andare “in pensione”. A fine gennaio, però, è accaduto qualcosa di strano. Un “vecchio amico” della NASA si è risvegliato dopo anni di silenzio: è il satellite IMAGE.

Erano le 12:40 del 30 settembre 2016. Dopo 12 anni di lavoro, la sonda Rosetta terminava il suo compito, raggiungendo il lander Philae sulla cometa che stavano ormai studiando da tanto tempo. Era la fine di una missione che, oltre alla grande validità scientifica, ha il merito di aver avvicinato il pubblico alla conoscenza dello spazio come mai era accaduto in precedenza.

Sarà possibile far crescere ortaggi sul suolo marziano per sostentare gli astronauti impegnati in missioni esplorative? I cinefili avranno già immaginato scenari simili a quelli visti nel film The Martian, dove l’astronauta botanico interpretato da Matt Damon, abbandonato sul Pianeta rosso, cerca di coltivare un piccolo campo di patate per sopravvivere. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e il dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, hanno da poco inviato un prototipo di “orto marziano” all’Austrian Space Forum per sperimentarlo all’interno della missione Amadee-18.

L’avventura aveva avuto inizio presso la base di Cape Canaveral, nel lontano 1997, dove la sonda Cassini e il lander Huygens partirono a bordo del vettore Titan IV-B/Centaur alla volta di uno dei giganti del nostro Sistema solare: Saturno. Una missione robotica realizzata in collaborazione tra NASA, ESA (Agenzia Spaziale Europea) e ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ma anche un viaggio ricco di immagini, dati ed entusiasmanti scoperte che è giunto al capolinea lo scorso settembre, con un emozionante “gran finale”.

Quanto è cresciuta la massa della Terra dopo la nascita della Luna? Fino a oggi si pensava che il contributo di materiale “alieno” corrispondesse allo 0,5% del totale della massa terrestre ma, secondo gli studi descritti in un articolo pubblicato pochi giorni fa su Nature Geoscience, le prime fasi della storia del nostro pianeta potrebbero essere state un po’ più turbolente.

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È il gigante del Sistema solare e ha da sempre attratto esperti, appassionati ma anche semplici curiosi attraverso le immagini che di lui ci sono pervenute nel corso dei decenni. I suoi colori sono ai nostri occhi pennellate impressioniste che si sono rivelate essere venti fortissimi che soffiano a centinaia di chilometri al secondo. C’è poi la grande macchia rossa, segno distintivo di un pianeta così diverso dal nostro. Cosa sappiamo attualmente di Giove?

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copertina   marzo-aprile 2018

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