Sapere Scienza

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NEWS - Storia & Archeologia

È possibile raccontare l'evoluzione della presenza dell'uomo sul pianeta seguendo l'accumulo in suoli e sedimenti di steroli fecali, importanti composti chimici della fisiologia umana. Scienziati dell'Università Ca' Foscari Venezia e dell'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IDPA) hanno identificato e datato tracce di steroli nei sedimenti di due laghi neozelandesi, riuscendo a provare la presenza dei Maori che, a partire dal 1280 circa, colonizzarono le due isole oceaniche, disboscandole nel giro di pochi decenni, per fare spazio a campi e pascoli. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

Molti dei frutti che si trovano nelle nostre cucine erano già coltivati in Asia centrale più di mille anni fa. Lo dimostra lo studio svolto da Robert Spengler del Max Planck Institute for the Science of Human History: le sue analisi archeobotaniche hanno permesso di capire cosa venisse coltivato nel cuore della Via della Seta durante il periodo di maggior frequentazione. Erano mele, pesche, albicocche e meloni che noi, oggi, conosciamo molto bene proprio grazie al grande fermento commerciale presente in quella regione nel medioevo.

Quelli che osservate nella foto sono frammenti di ossa. Più piccoli di una chiavetta USB, sicuramente non riconoscibili a un occhio non esperto, questi piccoli resti hanno custodito per 90.000 anni una storia genetica speciale. La storia di una ragazzina che aveva una mamma neandertaliana e un papà denisoviano. Questa è la prima volta in cui gli scienziati hanno identificato un individuo antico i cui genitori appartengono a due distinti gruppi umani. L'eccezionale scoperta è stata descritta nell'articolo pubblicato alcuni giorni fa su Nature.

È pugliese il fossile di dolicosauro, una lucertola marina vissuta nel Cretaceo, studiato da un team di paleontologi australiani e italiani. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nelle pagine della rivista scientifica Royal Society Open Science e l'animale è stato battezzato con un nome che per molti di voi sarà facile ricordare: Primitivus manduriensis, proprio come il vino rosso della regione che ha preservato i resti dell'antico rettile.

L'estate è quasi arrivata e tra gli animali che la bella stagione ci permette di osservare anche durante una passeggiata all'aria aperta ci sono le lucertole. Proprio una loro antenata è la protagonista della copertina di Nature, realizzata da Davide Bonadonna, celebre paleoillustratore italiano. Cos'ha di speciale questo rettile per meritare un posto di prestigio in una rivista scientifica?

Era stato scoperto nella prima metà del Novecento in una cava del Monte Argentario, in Toscana, e il suo essere così intimamente inglobato nella roccia aveva reso difficile l'identificazione da parte dei paleontologi. Stiamo parlando del cranio fossile di un felide di cui, finalmente, è stata rivelata la classificazione tassonomica ossia l'appartenenza a una determinata specie. La ricerca è stata appena pubblicata su Nature - Scientific Reports da un gruppo di scienziati dell'Università di Perugia, della Sapienza di Roma, dell'Università di Verona e del European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble.

La navigazione, la necessità di esplorare nuove terre attraversando le acque del mar Mediterraneo, potrebbe essere iniziata prima di quanto dedotto dagli studi archeologici sino a ora. Durante l’ultimo meeting della Society for American Archaeology è stata esposta una nuova e affascinante ipotesi: i Neanderthal potrebbero essere stati i primi marinai della storia.

I ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno tentato di capire, attraverso il loro lavoro, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, la funzione delle corna e delle altre ornamentazioni ossee che caratterizzano il gruppo di dinosauri che comprende i triceratopi e gli stiracosauri.

Gli antropologi dello Smithsonian’s National Museum of Natural History, in collaborazione con studiosi provenienti da tutto il mondo, hanno scoperto che i primi uomini che hanno occupato l’Africa orientale a partire da circa 320.000 anni fa iniziarono ad avviare commerci con altri gruppi, a usare pigmenti e a costruire strumenti più sofisticati rispetto a quelli della prima Età della pietra. Questi comportamenti, che si pensava si fossero sviluppati più tardi nell’evoluzione dell’Homo sapiens, vengono, quindi, retrodatati da questi ultimi lavori.

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