Sapere Scienza

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La vita recuperò più velocemente del previsto dalla peggiore estinzione di massa della storia

24 Febbraio 2017

La vita sembra aver recuperato molto più velocemente di quanto si pensasse, dopo la peggior estinzione di massa della storia del nostro pianeta, quella del Permiano-Triassico conosciuta come "Grande morìa". Nuove prove suggeriscono che quando la Grande morìa colpì la terra circa 252 milioni di anni fa, la vita si ripristinò nella sua intensità nell'arco di 1 milione di anni. Finora, le ricerche compiute parlavano di un periodo di recupero che andava dai 10 ai 20 milioni di anni.

 

L'estinzione di massa peggiore della storia

L'estinzione è stata legata a una combinazione di attività vulcanica e conseguente effetto serra, ed è stato ritenuto responsabile della distruzione di 9 specie marine su 10 e di 7 specie terrestri su 10. Nuovi ritrovamenti fossili hanno fatto pensare a un recupero molto rapido della vita: in particolare, alcuni reperti rinvenuti nell'Idaho sud-orientale, nei pressi di Paris Biota (accanto alla città di Paris) la cui datazione risaliva a 250,6 milioni di anni fa, dunque solo 1,3 milioni di anni dopo la Grande morìa.

 

Fossili che.. non dovevano esserci

Come si legge sulla rivista Science Advances, il team di scienziati della Utah Valley University, guidato da Daniel Stephen, ha identificato 30 diversi tipi di specie nel sito di Paris Biota, inclusi squali, calamari e stelle marine, oltre ad animali che non somigliano a nessuna specie che si trova oggi sulla Terra. Inoltre, sono stati trovati fossili di una sorta di spugne primitive che si pensava si fossero estinte centinaia di milioni prima della Grande morìa. Gli scienziati ritengono che la vita sul Pianeta, almeno sotto il mare, sia quindi rifiorita molto prima del previsto.

 

Speranza per il futuro

Se altre prove di questo "recupero" saranno trovate anche altrove, potremmo avere un segnale promettente per il mondo odierno, in cui così tanti animali sono in pericolo e che è minacciato dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo. Questa nuova ricerca suggerisce infatti che, anche se diverse specie potrebbero essere danneggiate, la vita sarebbe più resistente di quanto si pensasse.

 

[Immagine: credit J. Gonzalez]

copertina   luglio-agosto 2017

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