Sapere Scienza

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Neanderthal, navigatori del Mediterraneo?

17 Maggio 2018

La navigazione, la necessità di esplorare nuove terre attraversando le acque del mar Mediterraneo, potrebbe essere iniziata prima di quanto dedotto dagli studi archeologici sino a ora. Durante l’ultimo meeting della Society for American Archaeology è stata esposta una nuova e affascinante ipotesi: i Neanderthal potrebbero essere stati i primi marinai della storia.

 

Le prime evidenze di navigazione

 

Nell’articolo pubblicato sul sito di Science c’è una breve sintesi di quelli che sono stati gli studi sino a ora condotti e delle nuove scoperte che capovolgerebbero le passate teorie. Gli scienziati hanno a lungo pensato che la capacità di costruire un mezzo di locomozione e pianificare le provvigioni necessarie per un viaggio in mare fossero state conquistate dopo l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento. La prima imbarcazione conosciuta risale a 10.000 anni fa ed è stata ritrovata nei Paesi Bassi. Altre testimonianze storiche appartengono al III - II millennio a.C. e sono legate all’Antico Regno egizio e ai territori arabi e indiani.

 

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Coincidenze o prove?

 

Ritrovamenti sempre più ricchi di manufatti in pietra e ossa sembrano, però, raccontare una storia diversa: alcuni Homo erectus avrebbero attraversato numerosi chilometri di acque profonde per raggiungere, in Indonesia, isole quali le Flores e le Sulawesi o, ancora, 65.000 anni fa uomini moderni sarebbero giunti, navigando, in Australia. Questi casi, però, sono stati considerati da alcuni archeologi del tutto accidentali: questi prematuri navigatori sarebbero stati rapiti dalle acque a causa di tsunami. Evidenze più convincenti di navigazione volontaria sono state trovate nel Mediterraneo. In principio furono gli strumenti rinvenuti in diverse isole del Mare nostrum ma poi, a questo, si sono aggiunti altri scavi: quello del villaggio costiero di Plakias (Creta) con la sua collezione di artefatti acheuleani, esempi di industria litica sviluppata più di un milione di anni fa dall’Homo erectus e poi adoperata fino a circa 130.000 anni fa dai Neanderthal, probabile dimostrazione di una migrazione dal Vicino Oriente all’Europa. C’è Stelida, sull’isola di Naxos, che anche durante le glaciazioni, nonostante l’abbassamento del livello del mare, poteva essere raggiungibile solo con imbarcazioni: è qui che gli archeologi hanno scoperto migliaia di strumenti, asce e lame del musteriano, cultura sviluppatasi tra i Neanderthal e gli uomini moderni in un periodo compreso tra 200.000 e 50.000 anni fa. Nonostante alcune incertezze dovute alle datazioni, nel primo caso, e all’attesa dei alcuni dati, nel secondo, questi - insieme ad altri esempi quali quelli di Cefalonia e Zante - potrebbero costituire una base forte per una riscrittura della storia della navigazione.

 

L’importanza dell’evoluzione del paesaggio

 

In questo tipo di ricerca è necessario porre molta attenzione a quella che è stata l’evoluzione del paesaggio, la storia geologica e geomorfologica dei luoghi interessati: determinare oggi ciò che un tempo era un’isola non è facile perché dipende da molteplici fattori quali i movimenti tettonici e i cambiamenti del livello del mare. A sottolinearlo, sempre nell’articolo di Science, è Nikos Efstratiou, un archeologo dell’Università Aristotele di Salonicco, in Grecia: il suo gruppo di ricerca aveva trovato a Lemno, un’isola dell’Egeo, quello che si credeva essere un accampamento per la caccia del Paleolitico di più di 10.000 anni fa ma, allo stato attuale, non si sa ancora bene se quest’area fosse distaccata dalla terraferma in quel periodo. Lo stesso Efstratiou ha affermato che bisogna caratterizzare meglio gli strumenti ritrovati sulle isole e nel continente per poter comprendere i legami tra le rispettive popolazioni. La ricerca archeologica non si ferma qui e presto saranno svelate altre sorprendenti novità riguardanti i nostri “cugini” neanderthaliani.

 

Se vi piace la Preistoria, acquistate e leggete l’articolo "Ötzi, l'uomo venuto dal ghiaccio" di Pasquale Pellegrini e Günther Kaufmann, pubblicato sul numero di Sapere di aprile 2017.

copertina   settembre-ottobre 2018

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